SCUOLA/ Conoscenze o competenze? La sfida della riforma Gelmini
Tiziana Pedrizzi
martedì 29 dicembre 2009
Dispiacerà a Giorgio Israel, che ha occupato a novembre un’intera pagina del Giornale per invocare la cancellazione da parte del Ministro Gelmini di tutta la normativa riguardante la certificazione delle competenze, ma sembra proprio che stia uscendo il primo modello ufficiale e ministeriale in proposito, che riguarderà la certificazione al termine dell’obbligo.
A seguire, è probabile verrà varato anche il modello per la certificazione delle competenze al termine dell’esame di terza media e conseguentemente anche quello della fine della scuola elementare.
D’altra parte, anche se il Ministro volesse, non le sarebbe facile ignorare gli orientamenti europei, ma soprattutto disattendere una norma del Ministro Moratti. La base normativa della certificazione delle competenze, così come delle valutazioni standardizzate esterne che INVALSI sta con successo conducendo, sta infatti nell’art. 3 della L.53. Un articolo a suo tempo pressoché ignorato nel fuoco delle polemiche, ma forse più importante e longevo di tanti altri.
Quella fra le competenze e le conoscenze è una delle battaglie che infuriano periodicamente nella nostra scuola e ricorda la Quérelle degli Antichi e dei Moderni del Seicento francese, scherzando si suol dire - proseguendo il vecchio ma sempre attuale giochetto - che le competenze sono di sinistra e le conoscenze di destra. Ma questo è vero fino ad un certo punto, perché in realtà, come spesso succede nella scuola, gli schieramenti sono molto più trasversali.
Innanzitutto, il pedagogista di riferimento del primo centro-destra Giuseppe Bertagna è fra i più agguerriti nemici degli apprendimenti strutturati su paradigmi principalmente o esclusivamente disciplinari. In ciò ha sicuramente giocato il fatto che tutta la nostra pedagogia è strettamente legata alla scuola elementare, che ha costitutivamente di meno il problema della trasmissione dei saperi accademici ed ha nel suo DNA il saper leggere e scrivere e fare di conto, che sono le madri di tutte le competenze. Nella nascita delle UDA (Unità di Apprendimento) e della concezione olistica ha anche giocato l’individualismo di matrice cattolica, che ha la sua base la centralità della persona su base di fede. Donde il termine “personalizzazione” che qui ha richiami religiosi, ma che in Europa è usato in senso assolutamente laico ad indicare insegnamenti tagliati sui bisogni e le vocazioni dei singoli per massimizzarne gli effetti.
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