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SCUOLA/ Caro Ministro, tanti auguri e una valutazione di fine anno anche per lei
SCUOLA/ Caro Ministro, tanti auguri e una valutazione di fine anno anche per lei
Luisa Ribolzi

giovedì 31 dicembre 2009

 

Il web è ricco di sorprese, soprattutto per noi poveri digital immigrants, che navigando alla ventura ci imbattiamo talvolta in interessanti scoperte. Ad esempio, esiste un sito (www.buonipropositi.com) che suggerisce di inviare i buoni propositi per il nuovo anno, impegnandosi a ricordarli a chi fa poi finta di niente. Non so se il ministro Gelmini abbia fatto dei buoni propositi per il 2010, oltre a quelli lodevoli ma personali di sposarsi, diventare mamma e non perdere un sol giorno di lavoro, tutte intenzioni per cui le facciamo i migliori auguri. Proverò allora io a riguardare alcuni buoni propositi che avevo formulato lo scorso anno su queste pagine, invitando il ministro a concentrarsi su alcune cose importanti e a fissare dei traguardi precisi, piuttosto che su di un palingenetico rinnovamento dell’intero sistema (ebbene sì, ho fatto il classico nel Pleistocene e uso senza arrossire la parola “palingenetico”): invito che mi pare sia stato disatteso, in quanto il quadro complessivo si è confermato, ma gli aspetti operativi sono rimasti sottovalutati.

Al primo punto era, e resta, il tema dei docenti: si sono fatti alcuni passi avanti con la normativa, ma continua a mancare una chiara definizione del processo che introdurrà procedure adeguate di formazione, di selezione, di reclutamento, di formazione in servizio, di valutazione e di carriera. I tentativi di dare maggior spazio alle scuole autonome, o alle reti di scuole, mi sembrano andati a vuoto, e le rappresentanze sindacali si sono concentrate sui posti di lavoro e non sembrano disposte a collaborare con il Ministero o con le Regioni per costruire un rinnovamento reale. In più, sono comparsi nuovi elementi di disagio: gli insegnanti, anche i più impegnati e capaci, chiedono maggiore chiarezza sui compiti che sono loro attribuiti nella nuova struttura dei cicli, e vorrebbero capire su quali risorse possono contare: ho la sensazione che si stiano diffondendo forme subdole di burn out, di scoraggiamento e disinteresse. Non mi preoccuperei tanto dei pochi che gridano e rivendicano, quanto dei molti che lavorano in un silenzio sempre più sfiduciato. Le università, per parte loro, alle prese con i molti problemi della loro riforma, sembrano poco interessate a definire le modalità di formazione dei nuovi docenti, e questo, unito alle perplessità sui compiti, alle incertezze di una carriera che resta un pio desiderio e alla remunerazione che resta ancorata a livelli modesti e poco collegata al merito, rendono ben difficile il reclutamento di insegnanti di valore.

 

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