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SCUOLA/ Ecco che cosa non va nell'apprendistato voluto da Sacconi
SCUOLA/ Ecco che cosa non va nell'apprendistato voluto da Sacconi
Marco Campione

mercoledì 27 gennaio 2010

 

Lo scorso 20 gennaio è stato approvato un emendamento alla Finanziaria per permettere ai ragazzi italiani di assolvere l’obbligo scolastico in percorsi di apprendistato. Prima di dire cosa a mio avviso non va in questa norma, credo sia opportuno fare un po’ di chiarezza, visto che – complici i commenti a caldo – la stampa ha subito sintetizzato “ridotto di un anno l’obbligo scolastico” e la discussione si è trasformata, con poche eccezioni (penso a Irene Tinagli su "La Stampa" del 22 gennaio scorso), in una “conferenza colta” sull’obbligo scolastico genericamente inteso. L’obbligo scolastico è stato elevato a 16 anni dall’ultimo governo Prodi. Ma prima l’obbligo non era a 14, come molti pensano, bensì a 15 anni; si poteva smettere a 14 solo se in possesso del titolo di Terza Media. E siccome Sacconi e Gelmini giustificano l’intervento, dicendo che si rivolge a chi resta parcheggiato fino a 16 anni, ovvero a ragazzi a rischio pluribocciatura e quindi drop-out, parliamo per lo più di ragazzi che prima dell’elevamento dell’obbligo stavano a scuola fino a 15 anni, prendevano la licenza solo perché veniva data loro per non lasciarli uscire “senza nulla in tasca” e poi andavano a lavorare.

Nel discutere del provvedimento, dunque, non dobbiamo ragionare in generale, ma pensando a questi ragazzi “a rischio”. Affermazione meno ovvia di quanto possa sembrare, però, visto che siamo il Paese dove quando le classi dirigenti e l’opinione pubblica che si parla addosso dalle colonne dei giornali discutono di scuola, a parole si riferiscono alla scuola genericamente intesa, ma pensano sempre alla scuola che hanno fatto loro: il liceo classico; quando va bene - e incontriamo qualcuno con un minimo di capacità di astrazione – si arriva a ragionare di Liceo in senso lato.

Ricordo ai più distratti che, proprio per questo motivo, unito ad un pregiudizio ideologico e/o culturale, all’epoca del varo della norma del governo Prodi, il Ministro Fioroni ha avuto molta difficoltà a definire dove si potesse espletare l’obbligo a 16 anni. La sinistra estrema della coalizione pretendeva che si dovesse stare comunque all’interno di un percorso di istruzione, precludendo alle regioni di attivare percorsi biennali all’interno della formazione professionale.

 

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