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SCUOLA/ Aprea: ecco perché la riforma non comprometterà il futuro dei precari
SCUOLA/ Aprea: ecco perché la riforma non comprometterà il futuro dei precari
INT.
Valentina Aprea

mercoledì 24 febbraio 2010

Un articolo uscito lo scorso 22 febbraio su L’Unità a firma Fabio Luppini, prendendo di mira la riforma Gelmini delle scuole secondarie, esamina, indicandolo come concreto, il rischio che i nuovi regolamenti e la riduzione degli orari compromettano la posizione dei docenti precari, cancellandone di fatto ogni possibilità di assunzione. Abbiamo chiesto all’onorevole Valentina Aprea presidente della Commissione cultura della Camera una replica a tale previsione

 

Onorevole Aprea, una delle accuse rivolte alla riforma Gelmini sostiene che nuovi regolamenti cancelleranno i precari? Nel senso che aboliscono l'istituto del precariato o nel senso che per i docenti precari non ci saranno più posti?

 

Comincio col dire che in ogni caso è una notizia falsa e tendenziosa. La riforma certamente ridisegna i piani di studio in termini di materie e orari di apprendimento. Però il problema, se così vogliamo chiamarlo, delle materie e degli insegnamenti che cambiano riguarda sia gli insegnanti precari sia quelli titolari. Abbiamo davanti a noi un periodo in cui dovremo riqualificare la professionalità dei nostri docenti, alla luce delle nuove aggregazioni disciplinari, e prevedere delle nuove classi di concorso. Quindi questo riguarda la docenza italiana complessivamente, non semplicemente i precari.

 

Ma al di là della riqualificazione dei docenti rimane comunque la questione legata alla riduzione degli orari. Come inciderà questa sul precariato?

 

Certo, la riduzione degli orari nei corsi di studio comporterà un impiego minore dei docenti. Questo però non ha nulla a che fare con la stabilizzazione dei precari, perché comunque è un provvedimento che non va a intaccare le norme del turn over nella scuola italiana. Mano a mano si creeranno dei posti di lavoro, chi ha acquisito il diritto all’incarico a tempo indeterminato manterrà tale diritto. Se poi ci si vuole riferire alla formazione iniziale dei docenti, la quale prevede nuovi percorsi di formazione e di abilitazione per insegnanti di ogni ordine e grado, va detto che innanzitutto questo Regolamento non può riferirsi al nuovo anno scolastico, perché non coincide con la riforma e non è ancora passato al vaglio del Parlamento. Sono comunque previste delle norme transitorie, per le quali non sarà possibile azzerare i diritti acquisiti.

 

Molti lettori “comuni” non capiscono più nulla. Dal momento che lei fa politica da anni per la scuola, ma è anche capace di comprendere l'organizzazione quotidiana del servizio educativo, vuole spiegare che cosa significa organico di diritto, organico di fatto, organico funzionale? E quali conseguenze si hanno, a seconda che si adotti un tipo di organico piuttosto che un altro?

 

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