SCUOLA/ Mastrocola: torniamo all’esame di 5^ elementare contro il declino dei cervelli
giovedì 25 febbraio 2010
“Ripristiniamo l'esame di quinta elementare”. Così La Stampa intitolava l’altro ieri un articolo di Marco Rossi Doria che tracciava un quadro tragico della nostra istruzione e in particolar modo della conoscenza dell’italiano. «Si scrive per frasi fatte, - dice Rossi Doria - spesso tratte da stereotipi della tv. Non si conoscono le basi della sintassi. Tanto che le frasi scritte vengono tenute su - si fa per dire - da parole tuttofare. Così la parola “che” è ormai polivalente: la si trova, indifferentemente, al posto di “a cui”, “di cui”, “in cui” ma anche al posto di “dove” e di “quando”. È una questione decisiva». E nel dare l’allarme, operazione nella quale non sembra essere l’unico di questi tempi, elogiava le crociate a favore della lingua di Paola Mastrocola. Ma la situazione è davvero così tragica o i cambiamenti linguistici di cui tanto ci scandalizziamo sono solo un’inevitabile conseguenza dello scorrere del tempo, dei costumi e dei codici? Quale ruolo può svolgere la scuola in questo senso? Ne abbiamo parlato con la stessa Mastrocola.
Che cosa ne pensa della proposta del maestro Marco Rossi Doria?
Inutile dire che sono assolutamente d’accordo. Mario Rossi Doria è un grandissimo maestro nonché una figura importante all’interno del mondo della scuola e dell’educazione. La sua proposta e l’allarme da lui lanciato sulle pagine della Stampa sono assolutamente condivisibili. Soprattutto per quanto riguarda la lingua italiana. Fosse per me reintrodurrei, oltre all’esame di quinta elementare, anche quello di seconda. Il passaggio dai primi due anni agli ultimi tre delle elementari può anch’esso essere utile.
Addirittura?
Certo. Una delle domande che mi sto ponendo nella mia “battaglia” per l’italiano è se si tratta di una crociata che sono soltanto io a condurre. Stiamo andando verso un mondo di non parlanti, non scriventi, non leggenti. Più che denunciare questo tracollo non so davvero che cosa fare. Addirittura fra i miei colleghi insegnanti c’è chi sostiene che vada benissimo così, accampando come argomentazione l’idea che il mondo inevitabilmente si trasforma e con esso i modi di comunicare. Ma mi sembra piuttosto strano che questa trasformazione ci porti a regredire fino ai linguaggi gestuali e gutturali.
Per quali motivi la scuola ha iniziato ad essere meno rigorosa nell’insegnamento della grammatica italiana?