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SCUOLA/ Vince il tempo pieno: ma più ore in classe vuol dire più qualità?
SCUOLA/ Vince il tempo pieno: ma più ore in classe vuol dire più qualità?
Luigi Gaudio

venerdì 12 marzo 2010

Nei giorni scorsi si è assistito ad un coro di giubilo unanime, sui giornali, per i primi (provvisori e ufficiosi) numeri relativi alle iscrizioni della scuola primaria. Come suggerito e previsto dal CIDI (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) la maggior parte delle famiglie italiane ha scelto il tempo pieno, e si registra un aumento anche nelle regioni in cui tradizionalmente questa opzione era minoritaria. Sono in diminuzione, invece, i moduli orari con un numero inferiore di ore (24 o 27).


La senatrice del PD Manuela Ghizzoni ha affermato che la scelta delle famiglie si spiega in un solo modo: «Vogliono la qualità e qualità significa un'offerta formativa ricca». Di fronte a questi dati c’è da chiedersi se davvero più tempo scuola vuol dire automaticamente e sempre maggiore qualità. Stiamo parlando, infatti, di bambini che saranno a scuola anche il pomeriggio, e questo, in alcuni casi potrebbe costituire effettivamente un arricchimento, ma non è detto che sia sempre così.


Capita spesso, per esempio, che alcuni insegnamenti fondamentali, come italiano e matematica, siano relegati nelle ultime ore del pomeriggio. Il motivo della scelta del tempo pieno è davvero quello di facilitare l’apprendimento, oppure non prevale talvolta la salvaguardia di posti di lavoro e di situazioni di comodo?


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