SCUOLA/ Il poco spazio riservato alle tecnologie è la spia che qualcosa non va...
Vittorio Campione
venerdì 16 aprile 2010
“L’istruzione non è il riempimento di un secchio, ma l’accensione di un fuoco”, diceva il poeta William B. Yeats.
Gli interventi che, specie negli ultimi giorni, si sono susseguiti a proposito delle Indicazioni nazionali per i Licei hanno opportunamente abbassato il tasso di acidità del dibattito e questo consente forse di trovar posto anche per un contributo, come questo, che sceglie di affrontare la discussione a partire da un approccio apparentemente eccentrico: l’organizzazione del lavoro scolastico e il ruolo delle ICT nel processo di apprendimento.
E’ difficile sfuggire all’impressione che, fra quelli indicati all’inizio del profilo dei Licei, l’ultimo dei punti (“l‘uso degli strumenti multimediali a supporto dello studio e della ricerca”) elencati dalla Commissione che ha varato le Indicazioni stia lì come omaggio formale al nuovo che avanza. Non credo sia un caso se le tecnologie sono presenti in quel documento in modo più che tradizionale: indicate nell’area linguistica come strumento per fare ricerca e comunicare, ma assenti nelle altre aree con la sola eccezione dell’area scientifica nella quale (e solo in quella) si parla di utilizzare criticamente strumenti informatici e telematici nelle attività di studio (forse che in altri contesti si possono/debbono utilizzare acriticamente?).
Le ICT non sono uno strumento a supporto dello studio, ma lo strumento di una intermediazione che modifica con la sua stessa presenza sia il punto di vista dell’operatore (lo studente, ma anche lo stesso docente) sia la materia trattata. Nel recente convegno organizzato da Treelle e dalla Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo, la dottoressa Sue Horner (già direttrice dell’Agenzia per lo sviluppo del curriculum nel Regno Unito) ha chiosato l’affermazione (ovvia?) secondo cui il curriculum non può restare statico, sottolineando che deve corrispondere ai cambiamenti della società e dell’economia oltre che a quelli della natura della scuola stessa.
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