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SCUOLA/ Israel: gli esperti che criticano la Gelmini sono mai stati in classe?
SCUOLA/ Israel: gli esperti che criticano la Gelmini sono mai stati in classe?
Giorgio Israel

venerdì 9 aprile 2010

 

La lettura dell’articolo di Claudio Gentili mi ha lasciato di sasso. Lo prego quindi, se non gradirà la mia replica, di chiedersi se la causa non risieda nel tono aspro - nei confronti di noi, rimasti ai tempi in cui Berta filava, fabbricanti di dotti destinati a diventare furfanti - e nella sequela di asserzioni propinate con cattedratica arroganza intellettuale.

 

Su che basi, poi? Nel leggere la definizione di matematica proposta da Gentili mi chiedevo: ha egli mai riflettuto a cosa sia la matematica e cosa sia un oggetto matematico? Ha studiato la differenza tra approccio classico e modellistica? Ha mai praticato la matematizzazione? Sa qual è la differenza tra matematica pura e applicata e si è mai chiesto se abbia senso? Conosce la storia della matematica? Chiaramente no. Egli dirà di essersi limitato a riferire una definizione dell’OCSE. Ma quando si propinano con tanta sicurezza le definizioni altrui bisogna essere in condizione di difenderle da chi, con “competenza”, le considera un ridicolo tessuto di false banalità, tipico prodotto di un triste gergo cultural-burocratico. Altrettanto dicasi della definizione di “literacy scientifica”, inutile conglomerato di tautologie o di ovvietà tanto ovvie da essere prive di senso. Cosa può fare di simili definizioni vuote un insegnante, un vero insegnante, uno che lavora sul campo, che conosce quali domande fanno gli studenti, quali problemi si pongono?

 

L’ha detto l’OCSE… E figurarsi… Non se ne può più di questa subcultura burocratica che rifà la storia della cultura a suo uso e consumo, del genere della trovata secondo cui le università medievali andrebbero prese a modello di una fucina di saperi artigianali e pratici. Come se non fossero state soprattutto grandi centri di elaborazione teorica che hanno dato un apporto alla costituzione della meccanica a partire dalla teologia e dal ripensamento di Aristotele.

 

Ci troviamo di fronte alla tipica fenomenologia che ha condotto al disastro dell’istruzione a livello europeo, come sempre più viene riconosciuto. E cioè alla presenza di una corporazione di “esperti” scolastici che, pur privi di competenze specifiche, ritengono di dettar legge in nome di una fumosa dottrina metodologica dell’“education”. È una dottrina concentrata attorno alla defatigante quanto sterile produzione di definizioni di “conoscenza”, “competenza” e “abilità”, ormai simile a una scolastica tardo-medievale che ricorda il detto «quando la storia si ripete è sempre in farsa». È il possesso di questa dottrina - ormai unica disciplina che conserva il diritto alla trasmissione cattedratica - che fa credere di essere titolati a inanellare autentiche assurdità da matita blu, come quella secondo cui «tempo, energia e misura si possono apprendere solo integrando le diverse discipline scientifiche».

 

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