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UNIVERSITA’/ Ribolzi: basta un tetto all’età per liberarsi di "dinosauri" e baroni?
UNIVERSITA’/ Ribolzi: basta un tetto all’età per liberarsi di "dinosauri" e baroni?
Luisa Ribolzi

giovedì 12 agosto 2010

Tra le molte misure previste dalla legge di riforma dell’università approvata il 29 luglio dal Senato con 152 voti favorevoli, 94 voti contrari e 1 astenuto, e che dovrebbe essere discussa alla Camera in autunno, due di quelle che riguardano i docenti hanno suscitato un notevole polverone mediatico: l’età di “rottamazione” e il reclutamento.

 

L’idea alla base della decisione di anticipare il pensionamento dei docenti è quella di levare di mezzo i “dinosauri”, per favorire l’ingresso dei giovani o per accelerare la progressione di carriera dei ricercatori: a queste considerazioni pare estraneo il concetto di “qualità”, quasi che chi passa i 65 anni diventi automaticamente rincitrullito, mentre chi ne ha meno di 35 è per questo solo fatto brillante e capace di innovazione, ignorando la fondamentale asserzione di Carlo Cipolla secondo cui la percentuale di stupidi è equamente distribuita in tutte le funzioni e le fasce di età.

 

Scherzi a parte, è innegabile che l’università italiana sia un’università vecchia: il vero problema, a mio parere, non è tanto il permanere in servizio di docenti decrepiti abbarbicati alla cattedra che ricordano i personaggi dei libri di Woodehouse che vengono trovati morti nelle poltrone del loro club con il Times aperto sulla faccia solo dopo alcuni giorni, quanto l’età dei cosiddetti “giovani”.

 

L’età media del corpo docente era nel 2008 di 52 anni, determinata dai 59,6 degli ordinari, 52,8 degli associati e 45,2 dei ricercatori, e in dieci anni questa età media è aumentata di 1,2 anni, aumento dovuto soprattutto ai ricercatori.

 

Nello stesso anno, i docenti con più di 60 anni erano in Italia ventisei su cento (uno su quattro!), contro tredici in Germania e Svezia, undici in Francia, otto in Spagna e sei in Inghilterra; i docenti con meno di trent’anni erano uno su cento (tre in Germania, cinque in Francia e Spagna, dodici in Inghilterra e quindici in Svezia).

 

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