SCUOLA/ Le nuove materie? Esistevano già, ma andavano eliminate...
Franco Labella
sabato 27 agosto 2011
Caro direttore,
ad agosto siamo più o meno tutti in vacanza, anche mentale, ma un tema così importante come quello affrontato dal prof. Bertagna non può essere impostato come un intervento estivo. Un intervento caratterizzato da spunti di riflessione non seguito, a mio parere, dalla necessaria problematicità e dovizia di argomentazioni.
Innanzitutto credo sia necessario chiarire che, almeno in parte, il dibattito sulle “nuove materie” è un dibattito mal impostato. Cosa significa, infatti, parlare di nuove materie? Nel solo caso dell’Esperanto la definizione è calzante, ma per il resto delle discipline citate (dall’educazione ambientale per arrivare ai diritti umani) parlare di nuove materie è assolutamente fuorviante. Anche perché, in tempi di crisi economica, lo afferma anche Bertagna, aggiungere ore costa. L’ignoranza, invece, è gratis anche se foriera di conseguenze, come ci spiegano schiere di economisti, vil razza dannata.
È fuorviante parlare di aumentare ore e materie perché andrebbe chiarito che, se stiamo parlando del segmento delle superiori, le “nuove materie” c’erano già, da decenni, e sono state spazzate via dallo tsunami del riordino partito, per volontà del ministro Gelmini, da quest’anno scolastico.
Farò volutamente esempi banali perché sarà il caso,una volta per tutte, di chiarire che le educazioni non possono prescindere dagli ambiti disciplinari. C’è un filone del pensiero economico contemporaneo che è quello degli economisti ecologisti, dal club di Roma in giù e sempre che non si voglia prendere le mosse, per un excursus storico, da Malthus, che costituisce un ottimo punto di partenza per la comprensione del reale di cui pure parla Bertagna. Quando Bertagna parla dell’educazione ambientale, immagino che proprio quello fosse il riferimento all’economia fatto dall’illustre pedagogista che riprende, poi, il discorso delle educazioni.
Le riflessioni avviate dopo eventi come Bhopal o Seveso, utilizzate dai disciplinaristi, certamente contribuirebbero a far capire, ad esempio,nell’ambito della educazione ambientale, perché è deleterio bruciare cumuli di immondizia come avviene da mesi in Campania da parte di cittadini esasperati ma ahimè votati all’autolesionismo. E i danni da inquinamento da diossina certamente il collega di Scienze sarebbe in grado di spiegarli con dovizia di riferimenti.
Per usare ancora un esempio stupido e banale, è concepibile l’educazione stradale senza la conoscenza della segnaletica e delle norme del Codice della Strada? O forse all’automobilista etilista che va contro mano in autostrada basta spiegare che non è etico ubriacarsi e urtare automobili che provengono in direzione contraria? Ed allora smettiamola di contrapporre educazioni e disciplinarismo come se fossero realtà alternative ed inconciliabili.