ilsussidiario.net | il quodiano approfondito
CARITAS IN VERITATE/ L'economia civile di Benedetto XVI
CARITAS IN VERITATE/ L'economia civile di Benedetto XVI
Flavio Felice

mercoledì 30 settembre 2009

Dedicarsi allo studio della Dottrina sociale della Chiesa significa introdursi ad uno studio tanto semplice quanto complesso.
Semplice, in quanto l'oggetto di cui tratta la Dottrina sociale della Chiesa è la concreta vita sociale dell'uomo e ogni uomo ne fa esperienza in modo unico; a partire da questa considerazione egli riconosce che in ordine all'oggetto e al soggetto della Dottrina sociale della Chiesa si tratta proprio di lui e dei suoi rapporti con coloro con i quali si trova quotidianamente ad interagire.
D'altro canto ne avverte tutta la complessità, dal momento che la vita sociale è in se stessa strutturata in forma complessa, secondo un intreccio di sfere storico-esistenziali e di sistemi i quali presentano ciascuno interessi e obiettivi diversi, a seconda che la "persona agente" abbia a che fare con le problematiche peculiari della politica, dell'economia, del lavoro o di qualsiasi altra dimensione dell'esistenza umana.
La Caritas in veritate non vuole essere un trattato di economia, bensì un documento teologico-pastorale le cui argomentazioni si situano nel punto di congiunzione dove le scienze sociali incontrano l'antropologia cristiana e in tal luogo sono giudicate e unificate da essa.
Il paragrafo 34 dell'enciclica di Benedetto si apre con una dichiarazione il cui valore politico è sin troppo evidente, si consideri l'antiperfettismo di alcuni passi del The Federalist e i presupposti di alcuni padri del costituzionalismo moderno di marca anglosassone.
Si tratta di una tale cristallina visione dell'uomo che agisce nella società, ben presente nella storia del pensiero cattolico, si consideri all'antiperfettismo di Sturzo, che consente al Magistero sociale di Benedetto di giudicare come parziali e talvolta infernali le diverse derive materialistiche del XIX secolo.
La riflessione socio-economica della Caritas in veritate non si discosta dall'insegnamento del suo immediato predecessore. I cardini sui quali poggia sono pur sempre il principio di solidarietà e di sussidiarietà.
" stato merito di Giovanni Paolo II, ed è un tratto caratteristico del Magistero di Benedetto XVI, sin dalla Deus caritas est, aver mostrato la complementarietà dei due principi, evidenziando l'impossibilità di concepire la sussidiarietà a prescindere da una comprensione altrettanto consistente della solidarietà, dunque, della giustizia sociale.
La "soluzione personalista-relazionale", ad esempio, proposta da Benedetto XVI sin dal Messaggio per la Pace del 2009, in pratica, incontra il principio di solidarietà sul terreno del principio di sussidiarietà: il tema dell'esercizio della giustizia commutativa non è disgiunto, bensì assume significato autentico nella pratica della virtù della giustizia distributiva.
" questo il tema trattato da Benedetto XVI nel paragrafo 35 in merito alla complementarietà del mercato rispetto ad altre dimensioni della alla vita sociale.
Il mercato ci viene presentato come la più alta forma di collaborazione tra persone che non condividono necessariamente gli stessi fini. Il mercato si fonda sul principio contrattualistico della "reciprocità", esso ovviamente non è il dono e neppure la rapina; la vita degli uomini non si risolve nel mercato, ma relegare il mercato tra le relazioni utilitaristiche, oltre ad essere un errore logico e storico, appare sempre più un errore pratico e, alla lunga, potrebbe risolversi in un errore politico.
La catallassi, il mercato, è la tipologia sociale propria degli uomini liberi che consapevolmente cum-petono per ottenere il miglior risultato possibile, in ordine all'allocazione di beni scarsi e disponibili; ciò che non è scarso e non è disponibile evidentemente non entra e non deve entrare nella logica di mercato.
 

CONTINUA LA LETTURA DELL'ARTICOLO, CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO

Copyright © ilSussidiario.net Srl | P.IVA:06859710961