CASO BOFFO/ Ma Feltri, a che gioco sta giocando?
Augusto Lodolini
domenica 7 febbraio 2010
Quando si è diffusa la notizia del pranzo tra Feltri e Boffo, credo che molti abbiano tirato un sospiro di sollievo, pensando che almeno una delle tante storiacce che ci affliggono fosse finita: Feltri, da galantuomo, si sarà scusato con Boffo, che avrà accettato le sue scuse, e poi si saranno messi a discutere come in un incontro normale tra due importanti giornalisti.
Troppo facile. Giovedì, infatti, Feltri torna sul caso con un editoriale, non proprio lineare, in cui ribadisce di avere pubblicato una notizia vera, quella della condanna per molestie, e mette in secondo piano la famosa “informativa” sui rapporti omosessuali di Boffo, rivelatasi successivamente, dice Feltri, una bufala.
La realtà è che questo documento anonimo, pubblicato immediatamente dallo stesso Avvenire, risultò da subito non avere alcuna attendibilità. In modo del tutto sconcertante Feltri continua sostenendo la non incidenza della questione dell’omosessualità «perché le preferenze sessuali non sono reato».
Mi dispiace, ma qui Feltri è decisamente scorretto. Nella versione del Giornale, la condanna per molestie e l’accusa di omosessualità non erano separate, dato che si sosteneva che Boffo era stato condannato per aver molestato la moglie dell’uomo con cui aveva una relazione omosessuale.
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