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FIAT/ Marchionne ha davvero perso la partita sugli incentivi?
FIAT/ Marchionne ha davvero perso la partita sugli incentivi?
Paolo Annoni

mercoledì 10 febbraio 2010

Alle 17:00 di ieri è arrivata la notizia ormai inattesa della cancellazione degli incentivi per il settore auto nel 2010. Con una nota, il ministro dello sviluppo economico Scajola pare aver definitivamente deluso le speranze di Fiat che fino a ieri mattina sembravano in realtà ben riposte. 

 

Nella querelle infinita tra Fiat e Governo le ultime news danno quindi per deciso il mancato rinnovo degli incentivi, mentre la casa di Torino dovrebbe aver “strappato” il via libera alla chiusura di Termini Imerese. Il punto ora è capire se e quanto è convenuto a Fiat insistere sulla chiusura di Termini perdendo il “regalone incentivi”. 

 

I mancati incentivi peseranno sull’utile operativo di Fiat per circa 350/400 milioni di euro nel 2010 (da un utile operativo atteso per il 2010 di 1,5 miliardi si passerebbe a uno di circa 1,1-1,15 miliardi); al contrario la chiusura di Termini dovrebbe permettere a Fiat di guadagnare circa 50-60 milioni di utile operativo in più all’anno.

 

Siccome gli incentivi sono un una tantum e invece l’uscita di Fiat da Termini è per sempre, potremmo anche concludere che Marchionne non sia stato completamente perdente nella sua partita a poker col Governo; certo sarebbe stato molto meglio avere anche gli incentivi che avrebbero fatto comodo in un anno che si preannuncia sfidante, ma in questo modo Fiat ottiene un miglioramento definitivo della sua struttura produttiva. La vera incognita oggi però è il destino di Pomigliano. 

 

Fiat ha dimostrato numeri alla mano nell’incontro del 22 dicembre con governo e sindacati da un lato l’inefficienza degli impianti italiani (con in testa quello di Termini) e dall’altro le deboli prospettive del settore nel 2010. In questo stesso incontro ha dichiarato l’obiettivo di aumentare la produzione di veicoli in Italia. Lo scenario che si prospettava fino a ieri era il seguito di questo passo iniziale.

 

Fiat avrebbe accontentato il Governo dando una prospettiva di medio-lungo termine a Pomigliano, spostando la produzione della Panda dalla Polonia, e in cambio avrebbe ottenuto incentivi (la metà di quelli del 2009) e mani libere su Termini Imerese che smetteva di essere un problema di Fiat per diventare un problema del Governo. Sia la casa di Torino che l’esecutivo avrebbero potuto sbandierare come un successo il complessivo aumento del numero di auto prodotte in Italia.

 

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