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TELECOM/ Tutte le ragioni per preferire Telefonica al pessimo "piano B" all'italiana
TELECOM/ Tutte le ragioni per preferire Telefonica al pessimo "piano B" all'italiana
Paolo Annoni

martedì 23 febbraio 2010

Nella penultima puntata della saga Telecom Italia ci eravamo lasciati dicendo che di solito con le operazioni di finanza straordinaria difficilmente si crea valore e che anzi spesso a qualcuno rimane il cerino in mano e il conto da pagare per tutti. All’inizio di questa settimana abbiamo appreso di un possibile piano che, con dismissioni e acquisizioni varie, consegnerebbe al mercato una Telecom Italia splendente e più in salute che mai.

 

Il piano che come per magia riuscirebbe in questo intento prevedrebbe la cessione di tutte le partecipate estere e delle attività non strettamente connesse alla telefonia, l’acquisto delle reti dei concorrenti e una Telecom concentrata sull’infrastruttura.

 

Il piano, così come viene descritto (in realtà su questo ultimo punto è molto fumoso), eliminerebbe uno a uno tutti i problemi di Telecom Italia, ma, a ben vedere e molto prima di arrivare al nodo rete, sembra ci siano alcuni grossi equivoci da chiarire.

 

La cessione delle controllate estere abbatte il debito, ma ovviamente abbatte anche l’utile operativo. Non si capisce davvero quale vantaggio finanziario si avrebbe a incassare i soldi della cessione del Brasile (la controllata estera di gran lunga più preziosa) se si perdono i guadagni (i più “promettenti” oltre tutto) che la presenza in quel Paese garantisce. Per fare un esempio immediato è come se ci annunciassero un taglio del mutuo del 20% e un taglio dello stipendio definitivo esattamente identico.

 

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