TELECOM/ I veri problemi della fusione con Telefonica e il “regalo” di D’Alema
Paolo Annoni
mercoledì 3 febbraio 2010
Pensavamo di esserci liberati del “caso Telecom Italia” almeno per qualche settimana, invece, complice un articolo di Repubblica (dopo quello di lunedì che ci spiegava come Berlusconi in tre mosse si approprierà di tutta la finanza e di buona parte dell’economia italiana che conta), la vicenda è tornata al centro dell’attenzione. I termini del problema sono sempre gli stessi e ilsussidiario.net ne ha ampiamente discusso nelle ultime settimane.
Immutato è anche il cuore del problema costituito da una società alla ricerca di un azionista forte e di una strategia chiara e dalle empasse tutta italiana in cui si è cacciata Telefonica che, beffa delle beffe, per finirci ha anche pagato più di due volte il prezzo di borsa attuale. In mezzo a questo pasticcio c’è il “governo italiano” o “sistema Italia” che non sembra voler lasciare il controllo della società e soprattutto della rete a un operatore straniero senza tutelarsi con qualche rete di protezione.
Adesso tenetevi forte perché le cose si fanno complicate per davvero. Nel difficilissimo tentativo di conciliare le esigenze di tutti i soggetti coinvolti si starebbe lavorando a una operazione di finanza straordinaria alquanto complessa. Le esigenze sono più o meno queste: Telefonica non può uscire dall’azionariato, dato che in questo momento non ha nessun controllo di una società pagata carissima, perché si troverebbe in bilancio una perdita notevole (l’ad probabilmente non saprebbe come rispondere alla furia degli azionisti per un’operazione fallimentare); d’altra parte non può fare niente che cambi lo status quo se prima non si assicura l’approvazione del governo, mentre è sempre più evidente che a questo punto l’unica ipotesi sensata sia prendere il controllo di Telecom.
Le banche, che in questo momento si trovano nella scomodissima posizione di ultime garanti dell’italianità, devono trovare un meccanismo che permetta di non svalutare la partecipazione, altrimenti dovrebbero contabilizzare una perdita elevata e molto poco gradita in un contesto economico ancora difficile. Il Governo deve trovare il modo per continuare a garantirsi un certo controllo sulla rete. Date queste premesse trovare una soluzione che accontenti tutti diventa un’impresa come minimo ardua.
L’operazione che accontenterebbe tutti, e di cui si può leggere da qualche giorno sui principali quotidiani, sarebbe una fusione tra la holding di controllo di Telecom Italia, Telco (quella per intenderci dove stanno Telefonica e i soci finanziari italiani) con Criteria che a sua volta detiene un pacchetto di poco superiore al 5% di Telefonica. Le due società si fonderebbero in una nuova entità chiamata Telecom Europa che sarebbe una sorta di nocciolino duro della futura Telefonica. In questo nocciolino duro rimarrebbero i soci finanziari italiani già presenti in Telco con una quota abbastanza modesta. Il tutto sarebbe propedeutico o contemporaneo a un’offerta pubblica di scambio di Telefonica su Telecom.
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