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BERLUSCONI/ 2. L'"attentato" smaschera il doppio gioco di Casini-Fini contro il premier
BERLUSCONI/ 2. L'"attentato" smaschera il doppio gioco di Casini-Fini contro il premier
Antonio Fanna

martedì 15 dicembre 2009

Abbassare i toni: è un ritornello valido per tutte le occasioni, una musica «evergreen», un consolante stornello della buonanotte. Abbassare i toni, come se bastasse un ordine di scuderia per cambiare le cose. Come se la politica fosse la manopola di un impianto stereo: una manina delicata modula il volume a seconda delle circostanze. Abbassare i toni è la colonna sonora anche del dopo-aggressione a Silvio Berlusconi.

Ma che cosa significa nei fatti? Nelle ventiquattr’ore successive al ferimento del premier tutti l’hanno ripetuto ma non tutti vi si sono adeguati.

 

Antonio Di Pietro ha tuonato che il Cavaliere quel mini-duomo in faccia se l’è andato a cercare. Rosi Bindi ha espresso solidarietà ricordando però che «Berlusconi non deve fare la vittima» mentre «deve finirla di attaccare le istituzioni in modo violento». Rinfacciare la violenza a un signore ricoverato in ospedale con il naso rotto e due denti spaccati non è proprio un contributo a rasserenare gli animi.

 

La lezione invece l’ha subito appresa, e immediatamente applicata, Pierferdinando Casini. Chi è stato vicino al premier nelle ore successive all’agguato racconta che Berlusconi era sbalordito per il clima ostile nei suoi confronti, ma che fosse particolarmente amareggiato per l’uscita del leader dell’Udc. Sabato alla «Stampa» Casini aveva auspicato la formazione di una sorta di fronte di liberazione nazionale dall’«uomo nero» Berlusconi, facendo capire che anche Fini avrebbe potuto essere della partita.

 

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