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SCENARIO/ Bersani, da salvatore della patria a oggetto misterioso
SCENARIO/ Bersani, da salvatore della patria a oggetto misterioso
Antonio Fanna

mercoledì 20 gennaio 2010

Da salvatore della patria democratica a oggetto misterioso: quant’è strana la parabola di Pier Luigi Bersani, terzo segretario del Pd in due anni di vita, manco fosse una legislatura della prima repubblica dove i governi duravano in media 11 mesi.
Il segretario che nelle promesse e nelle speranze doveva raddrizzare le sorti di un partito vacillante si ritrova invece (dopo nemmeno tre mesi di leadership, magari non instabile come i suoi predecessori ma sicuramente incerto e confuso) impaniato in una matassa ancora inestricabile.

Eletto dalle primarie il 25 ottobre, insediato ufficialmente il 7 novembre: qual è il suo bilancio in questi 80 giorni? I conti tendono al rosso e il colore non è una questione di nostalgia. È vero che la litigiosità interna è diminuita rispetto al passato. Non c’è più il fuoco amico, specialità nella quale la sinistra eccelle e in cui si era esercitata con successo (fortunatamente per il centrodestra) verso Franceschini e Veltroni. Bersani invece non si discute. Non è un successo da poco. Altro punto a suo favore è il tentativo, ancora iniziale, di prendere le distanze da Di Pietro. Le ipotesi di riforme, il no-Berlusconi day, le alleanze per le regionali, perfino il ricordo di Craxi: il Pd sta assumendo un profilo autonomo dal giustizialismo dell’ex magistrato. I sondaggi sembrano premiare il nuovo posizionamento. Ma le luci finiscono qui, mentre le ombre si allargano.

I democratici hanno perso per strada personaggi importanti a cominciare da Rutelli e dal suo gruppo di riformisti di centro (Cacciari, Dellai, la Lanzillotta, Calearo) pronta a federarsi con l’Udc mentre un’altra pattuglia (Lusetti, Carra, Bianchi) è finita direttamente con Casini.
Se non fosse per la presenza di Enrico Letta, Bindi, Marini, Fioroni e Binetti, il Pd sarebbe una riedizione dei Ds, un partito più riformista ma spostato nettamente a sinistra, laicista, nel quale i cattolici democratici hanno solo spazi virtuali.

 

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