ELEZIONI/ 2. Il Pdl perde la testa e (forse) Roma, ma non per un vizio di forma...
Antonio Fanna
martedì 2 marzo 2010
È stata la giornata delle liste di centrodestra affondate per le regionali: quella del Pdl limitatamente alla provincia di Roma e il listino di Roberto Formigoni in Lombardia.
Due casi diversi ma dalle conseguenze potenzialmente disastrose per la maggioranza di governo: nel Lazio il vantaggio risicato di Renata Polverini su Emma Bonino potrebbe subire una pericolosa erosione, in Lombardia è a rischio addirittura la presentazione dell’intero pacchetto di liste legate al governatore in carica: la cancellazione del cosiddetto listino farebbe cadere anche tutte le liste provinciali collegate.
All’origine dei due episodi ci sono cause diverse. Quello lombardo sembra il problema meno grave: una serie di irregolarità formali nella raccolta delle firme a sostegno del listino. Con una puntigliosità con pochi eguali, la corte d’appello di Milano non ha ammesso 514 sottoscrizioni facendo scendere il totale a 3.421, cioè 79 meno della soglia minima di 3.500 firme valide. I motivi?
Mancanza del timbro tondo, della data di autentica, della qualifica dell’autenticante. Formigoni è certo che il suo ricorso (che verrà presentato entro le 14 di oggi) sarà accolto in base a una serie di precedenti sentenze del Consiglio di stato. Le irregolarità sono state denunciate dai radicali della lista Bonino-Pannella. I quali hanno contestato anche il listino di Penati: in questo caso, però, sono state invalidate solo 173 firme e non sono sorti problemi.
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