SCENARIO/ Fini lancia il "patto a tre". Con un occhio alle elezioni...
Antonio Fanna
lunedì 6 settembre 2010
Quali sono le vere novità dette da Gianfranco Fini a Mirabello? Non stanno nella sostanza, che era nell’aria. Il Pdl è finito, secondo l’ottica finiana: il sogno liberale è svanito, tradito da Silvio Berlusconi. Essendo una realtà morta, il Pdl non è in grado di riassorbire i gruppi di Futuro e libertà, che si avviano a coagularsi sotto forma di un partito o quantomeno di un movimento autonomo. Questo movimento chiederà un patto di legislatura a tre fra Pdl, Lega e appunto Fli. E nemmeno questa è una novità, perché negli ultimi giorni perfino un falco come Vittorio Feltri e uno stretto amico di Berlusconi come Fedele Confalonieri ammettevano che l’unica alternativa alle elezioni anticipate era la stipula di un nuovo accordo a tre. Finché dura.
Il principale contributo di chiarezza che viene da Mirabello sta nell’assicurazione finiana che Fli resta ancorato a destra. Il che significa niente «ribaltoni o ribaltini», niente terzo polo con Casini e Rutelli (anche se Fini ha invitato a guardare con attenzione alle proposte programmatiche dei centristi), ma piuttosto che la neonata formazione continuerà a rodere come un tarlo il tronco pidiellino. Critiche costruttive, ha detto Fini. Ma feroci.
Ed eccoci alla vera novità di Mirabello. Cioè i toni, l’atteggiamento complessivo di Fini. Un politico freddo, un calcolatore privo di emozioni che non parlava da mesi e ieri si è fatto prendere la mano dal risentimento e dal rancore. Sarà stata la pressione mediatica, il peso del prolungato silenzio, la presenza in prima fila della compagna Elisabetta Tulliani, del fratello e della cognata. Fatto sta che Fini il freddo è diventato Fini lo spietato.
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