SCENARIO/1. Le toghe provano il “golpe”: ecco come Napolitano tenta di impedirlo
Renato Farina
sabato 28 novembre 2009
Ora in questo 2009 le bombe a orologeria disseminate in questi anni e fin qui evitate da Berlusconi - anzi, diciamo meglio, da chi è stato votato dal popolo - hanno cominciato a esplodere, e se ne preparano di più grosse. Sono parlamentare, e da settimane i colleghi dell’Italia dei valori non fanno mistero di godere di informazioni riservate avute dai loro amici e colleghi pm, i quali sostengono essere assai prossima l’incriminazione del premier per concorso esterno alla mafia, mentre altre accuse sorgono come funghi in un’abetaia, e sul piano internazionale l’Italia è sbeffeggiata per questa sua ostinata determinazione di strapparsi le viscere da sola. Meschini interessi editoriali e finanziari contano di ricavare benefici dallo sconquasso, e persino alleati delle forze di governo sperano di infilarsi nel cataclisma per raccattare qualche moneta d’oro.
C’è un piccolo particolare: tutto questo tramestio mosso ufficialmente dall’amore della giustizia è un golpe. Infatti per cogliere il proprio scopo questa banda di austeri moralisti deve lacerare il cuore della democrazia: deve cioè porsi sopra la volontà del popolo sovrano; esibire un potere che si pretende superiore a quello che l’articolo 1 della nostra Costituzione descrive così: “la sovranità appartiene al popolo”; non dice ai tre poteri, esecutivo-legislativo-gudiziario. Dice: al popolo. E il popolo si esprime con il voto. Il primato della democrazia, la sua natura consiste nell’equilibrio dei poteri regolato da quell’ago che è custodito nella cabina elettorale. Il capo dello Stato è il custode dell’unità nazionale, vigila sulla essenza della democrazia; Per questo con un intervento ammirevole ieri ha ristabilito la gerarchia dei valori repubblicani quanto alla gestione del bene comune.
Trascrivo queste parole persino con una certa emozione: “Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare”. Ovvio: le parti in conflitto devono evitare reciproche provocazioni moderando il linguaggio. Ma la frase appena citata fornisce la chiave per interpretare un’epoca e per serrare a doppia mandata ai rapinatori togati l’accesso alla stanza del tesoro democratico.