LA SCALA/ Il dramma di Verdi rivive in Leo Nucci, eterno Rigoletto
Massimo Bernardini
sabato 16 gennaio 2010
Il meraviglioso quartetto si dipana forse diseguale nelle carature vocali dei protagonisti, ma a vincere è ancora una volta la raffinata drammaturgia verdiana. Riparte la trama dell'assassinio.
Rigoletto vuole che Sparafucile uccida il Duca, c'è aria di tempesta anche in orchestra e coro (grande orchestratore, qui Verdi!). Ma la sorte provvederà diversamente. Sparafucile e la sorella disputano sull'assassinio del Duca, Gilda si offre a sorpresa come agnello sacrificale, così nel sacco pattuito il povero Rigoletto troverà la sua povera figlia.
Un'intero atto-capolavoro, orchestra fremente, quartetto vocale appropriato, direttore consapevole e convinto. Fino allo svelamento finale: Rigoletto atterrito e travolto, beffato e sconfitto, svuotato e annullato. Sente la voce del Duca ancora vivo e perde il lume della ragione: apre il sacco e il destino si squaderna: è sua figlia morente.
Nucci: "Non morir mio tesoro: pietade, mia colomba". Mosuc: "Per te dal ciel pregherò". Sono loro i signori della serata, loro e Verdi. James Conlon, l'Orchestra, il Coro, li hanno serviti al meglio. Scala sopraffina, Scala di grande tenuta, Scala che fa il suo dovere e onora la sua storia. E manda a casa il pubblico felice.