DIBATTITI/ Da Galileo a Einstein, per allargare la ragione
martedì 28 giugno 2011
Lo scientismo? L’hanno inventato i filosofi. Il razionalismo? Non è il nostro destino inevitabile. Cartesio? Un gigante della filosofia e della matematica, ma con la scienza moderna non c’entra niente. La fede? Non solo non è irrazionale, ma il suo metodo ha molto in comune con quello scientifico. Pico Della Mirandola, Pascal, Rosmini, Newman? In soffitta: la vera alternativa alla modernità è Galileo.
Sono solo alcune delle tesi, certamente “forti” e destinate a far discutere, contenute nell’ultimo libro di Paolo Musso, La scienza e l’idea di ragione, appena uscito per le edizioni Mimesis con una lusinghiera prefazione di Evandro Agazzi: un’opera impegnativa che si propone, come recita il sottotitolo, di tracciare un quadro critico dell’evoluzione di «scienza, filosofia e religione da Galileo ai buchi neri e oltre». Ne abbiamo parlato con l’autore, docente presso l’Università dell’Insubria di Varese e la Universidad Católica Sedes Sapientiae di Lima (Perù).
La prima cosa che colpisce del libro è la vastità: non tanto come lunghezza quanto per ampiezza e al tempo stesso profondità degli argomenti trattati.
Non c’è dubbio. In effetti, si tratta di un’impresa ambiziosa, forse troppo. D’altra parte, in un’epoca in cui la filosofia si sta sempre più trasformando in filologia, bisogna pure che qualcuno abbia il coraggio (o l’incoscienza, se preferisce) di tentare delle sintesi di ampio respiro. Ma ha detto bene che l’ampiezza non va a scapito della profondità e, aggiungerei, della precisione. Lo dico senza presunzione, cosciente che il merito non è mio ma del vero e proprio esercito di amici che, spesso con una disponibilità straordinaria, mi hanno aiutato ad andare a fondo di questioni che da solo non sarei mai riuscito a capire nemmeno superficialmente. Oggi la conoscenza scientifica è in così rapida evoluzione che non è possibile fare seriamente filosofia della scienza se non attraverso un costante rapporto con gli scienziati al lavoro. Non si tratta, però, di un libro per specialisti: al contrario, è pensato per consentire diversi livelli di lettura: per il lettore comune, per ricerche scolastiche o tesi di laurea, per la ricerca di livello universitario.
Quanto ha influito sul testo la sua attività di insegnamento?
È stata fondamentale. Anzi, voglio approfittarne per ringraziare pubblicamente tutti i miei studenti, sia varesini che peruviani. Senza di loro questo libro non sarebbe mai nato. Non per niente l’ho dedicato a loro.
Quali sono le principali idee guida?