ilsussidiario.net | il quodiano approfondito
RITRATTI/ Hilliard Ensemble, voci dall’Olimpo
RITRATTI/ Hilliard Ensemble, voci dall’Olimpo
Enrico Raggi

venerdì 3 settembre 2010

Il gruppo corale più famoso al mondo, i più invidiati, discussi, imitati, amati, (quasi) idolatrati. Paiono lontani dalle vicende umane, appollaiati sui troni dell’Olimpo, invisibili agli occhi dei comuni mortali. Quando entrano in una sala da concerto lo fanno con passo felpato, sorrisetto, occhi socchiusi, lemuri in abito scuro, canore larve pallide, arcangeli cantori. Dalle tasche non spunta neanche un piccolo diapason. Orecchio assoluto, tecnica mostruosa, attaccano a freddo come aprissero il Times. Voci asessuate, senza sbavature, abbacinanti.

Tutte le sfumature del bianco. Il pubblico che li ammira contempla un’eufonia sonora che tutto può, si abbaglia di quell’emissione metafisica e androgina. Dalle loro bocche escono dissonanze ai limiti dell’eseguibilità, glissati, linee spezzate, disarticolazioni foniche, frattali di suono. Il compositore sa che può scrivere qualsiasi cosa (logica, sensata, artistica): loro la canteranno.

Vibrato minimo, intonazione miracolosa, fiati che non finiscono mai, incastri raffinatissimi, chiusure millimetriche, fusione spettacolare. Qualità ideali per certo repertorio: il morbido cilicio di Arvo Pärt, i suoni ghiacciati di James McMillan, atemporali canti armeni, intelligentissime commissioni a compositori d’oggi.


CLICCA >> QUI SOTTO PER CONTINUARE IL RITRATTO DELL'HILLIARD ENSEMBLE
 

Copyright © ilSussidiario.net Srl | P.IVA:06859710961