FINANZA/ La guerra delle banche: i nemici Tremonti e Padoa-Schioppa alleati contro Draghi
Gianni Credit
lunedì 18 gennaio 2010
Se a Padoa-Schioppa si potrebbe in verità credere se la "pulizia" avrebbe dovuto riguardare anche le authority di vigilanza, Tremonti riafferma ("da destra"?) la gravità straordinaria di quanto è accaduto e preannuncia una (necessaria, salutare) resa dei conti tra politica e mercato. E nel merito: «Si cono confrontate finora due idee. L'idea politica di una nuova Bretton Woods e dei nuovi legal standard contro l'idea tecnica dei Forum e dei Board». Nel mirino c'è dunque Draghi personalmente, ma Tremonti sottolinea: «Quella che in Italia è stata presentata come una polemica personale era ed è, in realtà, la contrapposizione tra due visioni del mondo».
E non mancano frecciate velenose: contro gli economisti ultra-liberisti che hanno continuato ad affermare che «quando una banca fallisce è un bel giorno per il capitalismo»; e contro il collega americano Tim Geithner (già capo della Fed di New York) che ai G20 ha rifiutato l'idea di trattati internazionali sulla nuova vigilanza finanziaria perché finirebbero nelle «lungaggini dei Parlamenti».
Rifiutando come «medicine scadute in partenza» le ricette tecnocratiche come la recente “Basilea 2 rivista”, Tremonti chiede al sistema bancario un radicale cambiarnento di paradigma: con il ritorno all'equivalenza “banchiere/direttore di filiale”. L'esatto contrario del banchiere-finanziere simbolo del global banking di Draghi: da cui, in fondo, ha sempre diffidato anche Padoa-Schioppa.