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FINANZA/ La nuova guerra alle banche preme su Draghi
FINANZA/ La nuova guerra alle banche preme su Draghi
Gianni Credit

lunedì 25 gennaio 2010

Sarà pure platealmente entrato in fase populista, il presidente americano Barack Obama, dopo l'inattesa sconfitta elettorale in Massachusetts. Ma peccano quanto meno di miopia i commenti critici a senso unico sul "doppio passo" della Casa Bianca contro il sistema bancario: prima la richiesta perentoria di rimborso di 117 miliardi di dollari di aiuti pubblici (con nuovi accenti polemici sui superbonus), poi il preannuncio di una "ri-regolazione" pesante e accelerata. Per ora nulla più di una conferenza stampa, è vero, ma dai toni veementi e pur sempre tenuta alla Casa Bianca.

 

Non è un caso che il cancelliere tedesco Angela Merkel l'abbia presa totalmente sul serio: rilanciando subito la palla al di là dell'Atlantico con la proposta-richiesta di un vertice straordinario di ministri finanziari prima del G-20 di metà 2010, programmato proprio in Germania. La proposta della Merkel è in sé leggibile. I tre G-20 seguiti al fallimento di Lehman Brothers (Washington, Londra e Pittsburgh) avevano visto gli Stati Uniti (in parte appoggiati dalla Gran Bretagna) resistere alle pressioni dell'eurozona (attorno all'asse Francia-Germania) per un'exit strategy "forte" in termini di ricostruzione di regole e vigilanza su banche e sistema finanziario.


Il mondo anglosassone - dopo aver salvato di peso Wall Street e la City semifallita - aveva poi preso tempo. E Obama, neo-eletto nel pieno dello tsunami, aveva assecondato una linea di assoluto realismo. La nomina al Tesoro di Tim Geithner - ex presidente della Fed di New York nell'era Bush - e la conferma estiva di Ben Bernanke al vertice della stessa Banca centrale, avevano confermato la volontà di attendere che il polverone dei subprime e dei derivati si abbassasse. La stessa degenerazione della crisi finanziaria in recessione economica lasciava del resto pochi spazi per intervenire radicalmente sul network dei grandi intermediari: ad un tempo responsabili e vittime del grande crack e infrastruttura insostituibile nel manovrare le politiche anti-cicliche.

 


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