FINANZA/ Così Draghi si "vendica" della Bce
Gianni Credit
lunedì 1 febbraio 2010
Simbolica, ma drammaticamente concreta, è l'idea che le grandi banche attivino una “fiscalità” propria: che - par di capire - non versino più il totale delle imposte dovute ai rispettivi Stati (o in prospettiva alla Ue) ma al loro nuovo “fondo” auto-controllato. E se una banca sistemica ha bisogno o deve intervenire a sostegno di altre consorelle, lo deciderà in ipotesi il “club”, certamente con poteri più forti di quelli degli Stati (o della Ue, o del G-20) e delle banche centrali, compresa la Fed e la Bce.
E a proposito: la super-authority ha molte probabilità di essere il “piano B” dopo le (prevedibili) resistenze alla candidatura Draghi per la Bce. Se non addirittura (scontata la fermezza della Germania sul passaggio di Axel Weber dalla Bundesbank alla Bce) la super-authority è la risposta - preparata negli ultimi mesi dal Fsb - alle “provocazioni”di un'Europa che vuole tornare alle regole e al ruolo forte delle banche centrali e dei Governi quanto meno nel sorvegliare più da vicino dove va la finanza all'interno dell'economia e della società civile.
Una linea cui, da qualche giorno ha comunque cominciato a guardare con più interesse anche il presidente americano Barack Obama, sempre più diffidente verso i “fat cats” di Wall Street.