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FINANZA/ Draghi dimezzato da Caltagirone, Geronzi e Faissola
FINANZA/ Draghi dimezzato da Caltagirone, Geronzi e Faissola
Gianni Credit

lunedì 15 febbraio 2010

All'edizione 2010 del convegno annuale degli operatori del sistema bancario italiano (Atic-Forex, Assiom, Aiaf) il notista settimanale de ilsussidiario.net assegna un 7 pieno, ben oltre la sufficienza. Finita l’era di Antonio Fazio è venuto meno il tradizionale unanimismo alla fine degenerato in ritualità (e perfino “regime”, come ad esempio nelle convention di Lodi e Palermo), ma non è stato scontato ritrovare autorevolezza aggiungendovi un po’ di dialettica interna alla comunità di banchieri e bancari. Invece la rassegna stampa di Napoli è tutt’altro che liturgica. Se davvero il sistema finanziario italiano sta reggendo la crisi lo si è visto anche al consulto interno del Forex.


Mario Draghi 6 - Voto di stima per il Governatore della Banca d'Italia, che certifica: “L'Italia sta uscendo dalla crisi a passo ridotto”. Ma poi non prescrive una ricetta chiara e forte. Abbassare le tasse? Perfino Berlusconi - marcato stretto da Tremonti - ammette che non se ne parla. Tagliare la spesa pubblica? Era il ritornello rigorista d'altri tempi, ma oggi, in tempi di “politiche di stimolo” non è aria.

 

Anzi: la solidarietà via ammortizzatori sociali è un must. Un liberista anti-keynesiano come Draghi, sulla carta, dovrebbe appellarsi agli imprenditori: sveglia, investite, innovate, inventatevi qualcosa, fate il vostro mestiere di organizzatori di capitali, tecnologie, lavoro sopportando il rischio. Ma come fa a dirlo un banchiere centrale che è il primo firmatario di Basilea 3, fabbrica di credito razionato? Come fa a invocarlo un governatore per il quale la piccola-media impresa (assieme alla banca non globale) ha poca cittadinanza nel capitalismo finanziario di mercato?

 

Le banche devono rafforzare in fretta i loro patrimoni per tornare a fare credito e non speculazIone azzardata sui mercati: giusto, ma perché allora Bankitalia ha fatto resistenza tacita ai Tremonti bond? Last but not least: il diktat sui superbonus dei banchieri è parso parecchio accademico rispetto ai toni (e ai passi) di leader come Obama, Sarkozy, Merkel e Brown e dello stesso presidente della Bce, Jean Claude Trichet.

 

Già, la Bce, cui Draghi e ormai fin troppo, l'anticandidato euro-americano al presidente continentale “in pectore” Axel Weber. Il ruolo sembra obbligare il governatore a mantenere mille equilibri, sullo scivoloso crinale tra politica e tecnocrazia. Per di più a Draghi (alla vigilia della probabile nomina del portoghese Constancio alla vicepresidenza “mediterranea” della Bce) continua a difettare un vero endorsement da parte del Governo: del premier Berlusconi o del ministro dell'Economia Tremonti. Draghi non è al massimo della serenità e a Napoli si è visto.

 

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