FINANZA/ Ecco a chi giova l'aumento dei tassi Usa...
Gianni Credit
lunedì 22 febbraio 2010
Tra Washington e Wall Street tutti s'interrogano ancora sulla corretta interpretazione dell'improvviso rialzo del tasso di sconto deciso dalla Fed a metà settimana. Se e' vero che il "signalling" del buon banchiere centrale deve sempre sorprendere un po', e' un fatto che i mercati non sono sembrati troppo colpiti dalla mossa di Ben Bernanke.
Chi "finge", chi "bluffa" tra banca centrale e sistema dei grandi intermediari? La Fed ha ritoccato di soli 25 punti base un tasso sostanzialmente "laterale": non quello di rifinanziamento diretto del mercato (Fed funds) ma quello dei prestiti di ultima istanza al sistema bancario.
Ma proprio in questo sta probabilmente l'incisività simbolica di un passo che le grandi banche fanno mostra (comprensibilmente) di ignorare: e con loro numerosi analisti e commentatori. Bernanke sa che non è ancora ora di ricominciare a fare politica monetaria: non può soffocare una ripresa che non è ancora nella culla: è in incubatrice, fatica a nascere per davvero.
Ma lui - come gli altri banchieri centrali - sa che non ci sarà ripresa "sana" se non inizia il prosciugamento dei vasti acquitrini di liquidità, residui dello spegnimento degli incendi esplosivi della Grande Crisi. E nell'enfatizzare il suo ruolo di "banca delle banche", la Fed sa di esercitare anche una pressione politica gradita all'amministrazione Obama.
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