FINANZA/ Così Geronzi e Caltagirone aprono il valzer delle nomine di Generali e Mediobanca
Gianni Credit
lunedì 1 marzo 2010
Anche il principale interessato - il navigato presidente di Mediobanca Cesare Geronzi - certamente non si è mai fatto illusioni sulla possibilità di trasferirsi alla presidenza delle Generali senza contrasti, come candidato “naturale” alla scadenza del mandato dell'84enne Antoine Bernheim. La riprova è che il suo principale sponsor - Francesco Gaetano Caltagirone - ha subito controbattuto con argomenti seri e concreti le prime schermaglie mediatiche sul cambio della guardia (ormai pressoché certo) a Trieste.
Caltagirone - superando con nuovi acquisti la soglia del 2% nel Leone - ha messo sul tavolo le “azioni che non si pesano ma si contano”, dando loro perfino un respiro programmatico: sarebbero un momento simbolico di una classe imprenditoriale nazionale che sta uscendo dalla crisi niente affatto impoverita, né di capitali, né di voglia di investire nelle grandi aziende del paese. E così facendo e dicendo, il costruttore-editore romano ha lanciato un amo tutt’altro che fasullo alle altre importanti realtà imprenditoriali presenti nell’azionariato stabile delle Generali, come Leonardo Del Vecchio e il gruppo De Agostini.
Ma in consiglio c’è anche Diego Della Valle (in rappresentanza di Mediobanca); c’è (come indipendente) Paolo Scaroni: l’ad di Eni che ha ancora lo Stato come primo azionista, ma ha di fatto ereditato da Fiat e Telecom il ruolo di primo gruppo del paese “tout court” (si veda il peso crescente anche nella Confindustria privata, come capofila di Enel, Finmeccanica, Poste e Fs). Non manca neppure Tarak ben Ammar: occhio e braccio del premier-imprenditore Silvio Berlusconi, la cui figlia Marina siede nel consiglio di Mediobanca e nel cui portafoglio familiare c'è il 25% del gruppo Mediolanum (azionista nel patto Mediobanca). Da quanti anni in Piazza Affari si dice che una fusione Generali-Mediolanum può avere senso strategico e darebbe a Fininvest una partecipazione importante e prestigiosa, per di più puramente finanziaria e quindi senza più conflitti potenziali in campo assicurativo?
La candidatura Geronzi per le Generali - così come profilata da Caltagirone - presenta dunque una cornice forte, lontana da una scuola di pensiero molto diversa: che il presidente di Mediobanca abbia fretta di arroccarsi a Trieste per mettersi al riparo dai rischi di una condanna al termine dei processi in corso per il crack Parmalat. Anche in primo grado, un nuovo verdetto che non rispettasse i requisiti di onorabilità previsti da Tesoro e Bankitalia farebbe traballare in Mediobanca la poltrona di Geronzi, che in passato è già stato temporaneamente sospeso in via cautelare dai magistrati sia dalla presidenza Capitalia che dalla vicepresidenza di Piazzetta Cuccia.
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