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SVIZZERA/ Il no ai minareti è un regalo ai fondamentalisti
SVIZZERA/ Il no ai minareti è un regalo ai fondamentalisti
Claudio Mésoniat

martedì 1 dicembre 2009

 

L’islam fa paura agli svizzeri, i quali intendono difendere, anche nel paesaggio urbano, l’immagine di un popolo di tradizione cristiana: quindi niente minareti accanto ai campanili. Se espresso così, l’esito del voto sul divieto dei minareti non dovrebbe né stupire né dispiacere troppo ai cattolici svizzeri. Quanto allo stupore confermo: la Svizzera fa i conti fino in fondo con la sfida della democrazia, e i suoi governanti (fermamente contrari all’iniziativa sui minareti) hanno dovuto accettare anche stavolta il confronto con un popolo che si esprime direttamente e molto spesso sconfessa partiti e ministri. Vorrà dire che i musulmani “alpini” si ingegneranno a costruire moschee a forma di châlet (visto che il divieto tocca esclusivamente i minareti), esercitandosi, per sostituire il muezzin nel richiamo alla preghiera, all’uso del pittoresco corno delle Alpi…

 

Temo che in qualsiasi altro Paese europeo si fosse tenuta una consultazione popolare con un quesito analogo, che consentisse cioè l’espressione degli umori della gente sulla sensibilissima questione della presenza musulmana, l’esito - per giunta fomentato dagli immancabili partiti nazionalisti e populisti (Leghe e simili) - non sarebbe stato molto diverso (e si aggiunga che i cittadini elvetici sono sotto choc da mesi a causa di una grave crisi diplomatica in atto con la Libia, che da oltre un anno trattiene in ostaggio due cittadini svizzeri innocenti e del tutto estranei a una vicenda che ha coinvolto il figlio di Gheddafi a Ginevra, arrestato per maltrattamenti ai suoi domestici). Quanto all’umore dei cattolici, a prevalere è invece una forte delusione. Ma vediamo di capire le ragioni e le conseguenze del voto.

 

C’è un islam realmente pericoloso, non solo in Iran o in Afghanistan, ma anche negli anfratti di tante moschee europee. Il nostro giornale (l’ultimo quotidiano cattolico rimasto in Svizzera) l’ha sempre denunciato, cercando di mettere in evidenza che il vero pericolo non sta tanto nelle cellule terroriste (che potrebbero nascondersi anche nel nostro Paese), ma negli imam che incitano i loro fedeli a non “occidentalizzarsi”, a non abbracciare le leggi e i costumi dei Paesi che li ospitano, a moltiplicare le richieste di dispense, di eccezioni, di rivendicazioni che cominciano dalle mense e palestre scolastiche, passano dalla creazione di partiti islamici e giungono, come in Gran Bretagna, ai tribunali speciali e alla poligamia; ma lo scopo vero è uno solo: evitare un’integrazione reale, preservare una massa intatta e, in fondo, disadattata che, grazie alla forza tranquilla della demografia, in pochi lustri permetterà ai musulmani d’Europa di diventare maggioranza e di imporre la sharia, la legge islamica. È questa la strategia, ad esempio, dei Fratelli Musulmani, il movimento islamico fondamentalista più potente nel mondo e diffuso - soprattutto attraverso gli immigrati di origine araba - anche in Europa, Svizzera e Ticino compresi.

 

 

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