SCENARIO/ L'"attentato" di Di Pietro manda in tilt Casini e Bersani
Peppino Caldarola
mercoledì 16 dicembre 2009
La proposta di Unione repubblicana anti-Berlusconi formulata da Casini per scongiurare le eventuali elezioni anticipate sembrava aver tolto Bersani dai pasticci. Se anche il capo Udc si disponeva ad accettare una coalizione in cui fosse compreso Di Pietro, figurarsi il sollievo del segretario del Pd che si trovava sul groppone questa scomodo alleato. Invece, dopo l’attentato a Berlusconi, il “caso Di Pietro” è esploso in modo ancora più fragoroso.
L’Italia dei Valori è l’unico partito parlamentare ad aver lanciato accuse al premier colpito dalla statuetta di Massimo Tartaglia. Parole aspre, piene di risentimento che hanno riportato al centro dell’attenzione la cultura dell’area giustizialista.
In verità Bersani ha dovuto far fronte anche alle incaute dichiarazioni della presidente del’Assemblea nazionale del Pd, Rosi Bindi, anch’essa protagonista di una infelice intervista.
Ancora una volta la volontà del Pd di concorrere a creare un nuovo clima nel paese e ad affrontare i nodi politici del governo Berlusconi e non l’ordalia sulla sua persona, si è imbattuta nel radicalismo del berlusconismo più estremo. A questo punto Bersani non può probabilmente più rinviare il problema.
Nelle prime settimane della sua segreteria il nuovo capo del Pd aveva eluso il problema preferendo dedicarsi alla definizione di un nuovo profilo del suo partito con scelte anche molto significative come la decisione di non scendere in piazza per il "No B Day".
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