SCENARIO/ Barcellona: la rivoluzione che serve per cambiare il paese
giovedì 17 dicembre 2009
«La nostra società è precipitata in una forma di narcisismo primario. Narciso è solo capace di guardarsi allo specchio. Non conosce altro che pulsioni, che scarica nell’immediatezza, non ha né passioni né desideri. Domina una violenza grettamente personalistica, atomizzata». Pietro Barcellona, filosofo del diritto, membro laico del Csm al tempo del sequestro Moro e dell’omicidio Bachelet, parla con ilsussidiario.net del conflitto politico esasperato che, nonostante i richiami di Napolitano, divide la politica del paese.
L’aggressione a Berlusconi da parte dello squilibrato Massimo Tartaglia è un alibi o un’aggravante per il clima d’odio che c’è nel nostro sistema politico?
È un gesto isolato, ma come sempre accade non lo si può mettere fuori dal contesto. Perché anche le manifestazioni di patologia mentale assumono i contenuti dell’epoca. L’equilibrio mentale si sposa sempre con gli elementi che vengono forniti dall’ambiente. E l’ambiente è pessimo.
Chi ha le maggiori responsabilità? La classe politica, i mezzi di informazione? Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ha fatto nomi e cognomi.
C’è un tasso di violenza diffusa in grado certamente maggiore rispetto al passato. Basta pensare ai giovani. Siamo in una società che ha perso il senso del limite e della moralità. Domina una violenza grettamente personalistica, atomizzata, e la classe politica è la punta emergente di questa violenza e aggressività diffusa. Ci sono dimensioni collettive dello stato d’animo, e quello attuale degli italiani è depresso e paranoico. Ognuno cerca un nemico cui addossare le colpe dei propri insuccessi e delle proprie frustrazioni.
Da chi viene il pericolo maggiore?
Da Di Pietro e da Bossi: due personaggi che sono agenti di inimicizia totale e collettiva. Di Pietro è l’elemento più velenoso nella vita politica italiana per il modo con cui tende a presentare il male, in modo assoluto, identificandolo con una persona. La conseguenza logica della sua non-politica è che un avversario non può più essere solo trattabile con le parole, in sede di scontro anche aspro, ma va messo fuori campo, eliminato. Di Pietro sarebbe bene isolarlo.
Andrebbe detto a Bersani.
Sì, e purtroppo questo è per me un grande dramma. Bersani dovrebbe farlo, anche a costo di consumare uno strappo nel suo partito. Dopodiché dovrebbe aprire un dibattito in Parlamento in cui si rimettono insieme le persone di buona volontà per fare le riforme indispensabili. Naturalmente dopo che Berlusconi si è dimesso.
Una provocazione?
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