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CLIMA/ Parsi: si può salvare il mondo? Sì, se l’ambiente diventa un business
CLIMA/ Parsi: si può salvare il mondo? Sì, se l’ambiente diventa un business
Vittorio Emanuele Parsi

venerdì 18 dicembre 2009

 

Grandi e meno grandi della Terra, Paesi sviluppati e in via di sviluppo: tutti invocano la necessità di sostenere occupazione e crescita economica per evitare di assumere impegni troppo gravosi, dal punto di vista finanziario, e troppo cogenti, dal punto di vista politico, al vertice sul cambiamento climatico che si sta concludendo a Copenhagen. Il principale ostacolo sulla strada dello sviluppo sostenibile, nella consapevolezza mai così pressante e diffusa che a rischio è ormai la sopravvivenza stessa del pianeta, sembra insomma essere di carattere economico-finanziario. Eppure, è proprio dal più puro “spirito del capitalismo” che potrebbe prendere l’abbrivio la corsa contro il tempo per salvare il pianeta, attraverso la realizzazione di un’economia insieme profittevole e non distruttiva.

 

Si tratta della torta da circa 500 miliardi di dollari rappresentata delle tecnologie ecologiche, un mercato che potrebbe decuplicare il suo valore se passassero anche solo alcune delle ipotesi ventilate a Copenhagen. Il fatto è che, per ora, gran parte di questo comparto produttivo è concentrato nel Nord del mondo. Ma nell’arco di pochi anni, grandi economie in rapido sviluppo come la Cina, ad esempio, potrebbero entrare a far parte dei grandi esportatori proprio in questo settore. Sta qui una delle spiegazioni della scarsa propensione cinese a prendere accordi vincolanti e verificabili internazionalmente fino a quando il Paese non potrà almeno parzialmente rientrare dei costi di “pulizia” della propria economia attraverso l’export di tecnologia cinese “clean”.

 

Per le stesse ragioni, invece, gli occidentali premono per una trasformazione più repentina delle economie nella direzione di un loro minor impatto ambientale, consci che, prima ciò avviene, maggiore sarà la fetta di mercato che si assicureranno. Chi è più avanti, nella sostanza, più facilmente si troverà non a perdere ma a sostituire posti di lavoro attraverso il passaggio alla green economy. Mano a mano che scorre il tempo, al contrario, più facilmente la green economy comporterà costi di riassestamento sociale tutt’altro che trascurabili e più lentamente e malamente ammortizzabili.

 

 

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