SCENARIO/ C’è un Partito del Disordine che lavora per la fine di Berlusconi
Ugo Finetti
lunedì 7 dicembre 2009
Tra pochi giorni - venerdì - gli italiani avranno la certezza di essere governati da uno dei peggiori delinquenti del mondo. Quando a Torino deporranno i fratelli Graviano nella solenne scenografia di un’aula giudiziaria e all'affamata presenza della stampa internazionale qualsiasi cosa dicano per Berlusconi e Dell’Utri non c’è scampo.
Se i boss mafiosi confermano le dichiarazioni di Spatuzza significa che il pentito ha detto la verità sull’accordo mafia-Berlusconi, se lo smentiscono va bene lo stesso: a maggior ragione è la prova che la mafia “copre” Berlusconi e l’imputato. Nell’imminenza di questa scontata verità sono andati in scena il “No B day”, la capitolazione del Pd versione Bersani che vi partecipa e il presidente della Camera che si scalda i muscoli.
La gaffe di Fini, cavalcata da Repubblica, ha costretto il cofondatore del Pdl a una marcia indietro e ad atteggiarsi a “bravo ragazzo” che ha solo più senso dello Stato rispetto all’”anomalo” Berlusconi ed al “barbaro” Bossi.
A Berlusconi conviene sfruttare questo momento di difficoltà del rivale per “incassare” un contingente appoggio a qualche contromisura, ma è indubbio che l’ex leader di An punti ad ascendere attraverso un rovesciamento brutale del capo del governo.
Nella crisi innescata nei giorni scorsi dal “fuori onda” di Gianfranco Fini confluiscono infatti tre ordini di problemi che vanno considerati distintamente prima di procedere a una somma conclusiva. La prima questione riguarda il crescendo scandalistico dei vari tipi di intercettazioni audio-video clandestine che stanno invadendo e inquinando la vita politica. Lo scandalismo ha assunto un ruolo di primo piano nel determinare gli sviluppi politici: dalle candidature alle alleanze.
Sempre più si vive di “scosse” ed è alle “scosse” che è demandato lo scioglimento dei nodi della vita italiana. Il risultato è quello di vedere una classe dirigente nazionale in una sorta di impotente stato di attesa di colpi di scena annunciati. Non è una situazione nuova, ma di certo nel contesto di una “seconda repubblica” che stenta a stabilizzarsi tutto ciò si traduce - soprattutto nel campo dell’opposizione - in una disabitudine alla lotta politica: cresce cioè lo scetticismo nel ritenere il Parlamento protagonista della governabilità del paese.
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