SCENARIO/ Calderoli: con la Convenzione in un anno facciamo tutte le riforme
lunedì 11 gennaio 2010
Alla ripresa dei lavori il quadro politico è in fibrillazione per la scelta dei candidati alle elezioni regionali. In questo clima si avvicina il momento della verità per le cosiddette riforme condivise, dopo i propositi natalizi della maggior parte delle forze politiche che avevano promesso una maggiore disposizione al dialogo. Riforme costituzionali, giustizia, fisco, federalismo, i temi all’ordine del giorno sono molteplici. Li ha affrontati con ilsussidiario.net il ministro della Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli.
Prima di parlare di riforme non posso non chiederle un commento all'articolo di Sergio Rizzo che dalle colonne del Corriere ieri ha scritto che in quanto a semplificazione e lotta alla burocrazia i risultati del suo lavoro sono negativi. L'ha definito il “ministero della complicazione”. Vuole commentare?
Dico solo che Rizzo per vendere i suoi libri smonta il lavoro altrui: è il suo mestiere. Se ogni tanto leggesse oltre ai titoli, anche le leggi, si renderebbe conto che quello che è stato fatto in Italia in un anno e mezzo non l’aveva mai fatto nessuno né prima né dopo il '48.
Entrando invece nel merito della discussione sulle riforme a livello di metodi e di contenuti: quali sono le sue proposte?
A mio parere, per scongiurare il rischio di uno stallo inaccettabile delle riforme, che potrebbe protrarsi fino ad aprile, data dei ballottaggi, l’unica strada è quella della Convenzione (25 membri della prima commissione della Camera e del Senato, 5 presidenti di Regione, 3 esponenti indicati dall'Anci, 2 dall'Upi, 3 membri indicati dal governo, 2 dal Capo dello Stato. Infine, dai presidenti emeriti della Repubblica e dai presidenti di Consulta, Corte dei conti e Cnl). Permetterebbe di individuare gli argomenti su cui Camera e Senato potrebbero già iniziare a lavorare. Uno strumento dotato di poteri diversi rispetto alle commissioni parlamentari che eviterebbe quegli inevitabili rimbalzi tra Camera e Senato che si verificherebbero appena si andrebbe a toccare il bicameralismo.
Un’ipotesi che però alcuni esponenti del Pdl hanno già bocciato…
Ci sono state alcune critiche dettate principalmente dalla paura che i tempi si allunghino. Oggi però consegnerò a tutti i capigruppo e al Presidente del Consiglio la tempistica finalizzata a dimostrare che la Convenzione accelera i tempi e non li allunga. Secondo questo piano in un anno e mezzo, a partire da gennaio 2010, potremmo avere terminato.
Passando ai contenuti, la bozza Violante può essere davvero la base comune dalla quale partire?
A mio avviso è un ottimo punto di partenza. Prevedo però qualche problema al Senato. Se è vero che alla Camera c’è una certa convergenza, negli interventi in aula al Senato ho sentito troppi distinguo. Rimane comunque un testo su cui lavorare e da ampliare. Teniamo conto che quella proposta venne portata avanti da una maggioranza risicata e composita, che, di conseguenza, dovette rinunciare ad alcuni temi a causa del veto di Rifondazione Comunista e dei Verdi. Penso ad esempio alla sfiducia costruttiva.
Al di là delle elezioni regionali quali sono i principali rischi che il cammino delle riforme incontrerà?
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