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CRAXI/ Ha ragione Pansa: il giudice della storia ha già assolto Bettino
CRAXI/ Ha ragione Pansa: il giudice della storia ha già assolto Bettino
Gianluigi Da Rold

lunedì 18 gennaio 2010

A dieci anni dalla morte si riparla di Bettino Craxi con toni di incredibile attualità. È come se il tempo si fosse fermato al 1992, l'anno di apertura dell'operazione “Mani pulite”, aperta e condotta dalla Procura di Milano, destinata a decretare la fine di cinque partiti democratici dell'Italia repubblicana e a costituire un'immaginaria, al momento (ma sono passati quasi vent'anni!), Seconda repubblica.

Il fatto è già per se stesso incredibile. Perché il dibattito che si è aperto in queste settimane su Craxi e il suo ruolo nella storia politica italiana non è caratterizzato da “nostalgia”, ma ancora adesso da una ricerca di verità per la stragrande maggioranza degli osservatori, oppure di reiterata condanna da parte di chi si è sempre opposto all'azione del leader socialista.

La considerazione migliore è stata ben illustrata in un recente fondo da Gianpaolo Pansa, quando sostiene che sarà la storia a vendicare Craxi. In effetti, anche se viviamo in un Paese di “finti smemorati” e anche se sono passati diversi anni, chi avrebbe mai immaginato solo alla fine degli anni Settanta che l'Unione Sovietica sarebbe presto collassata svelando tutte le sanguinose macerie del comunismo e il Muro di Berlino sarebbe crollato su se stesso? Chi avrebbe mai immaginato, ancora per tutti gli anni Ottanta, che l'Italia avesse bisogno di una grande riforma istituzionale? Chi avrebbe osato dire che la lentezza della giustizia italiana (chiedere a Calogero Mannino per diretta conoscenza) fosse un insulto allo stesso concetto di giustizia? E ancora, chi avrebbe mai potuto dire che il reticolato delle medie e piccole imprese italiane, innovative e internazionalizzate, erano un sistema efficiente e in linea con la modernità del mercato globale?

A porsi oggi queste domande non sono solo i socialisti che hanno accompagnato l'avventura umana e politica di Bettino Craxi, ma anche diversi esponenti di altra matrice culturale. Persino Ciriaco De Mita, il democristiano forse più ostile al leader socialista, si rifiuta sdegnosamente di ridurre la leadership craxiana a una vicenda giudiziaria e rende il giusto onore all'avversario di altri tempi.


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