SCENARIO/ Giuliano Amato: la “sindrome” di Craxi rischia di contagiare Berlusconi
giovedì 21 gennaio 2010
Giuliano Amato, testimone d’eccezione della difficile «transizione incompiuta» dalla Prima alla Seconda repubblica, interviene sul controverso tema delle riforme istituzionali. Occorre, dice a ilsussidiario.net, ripristinare al più presto la centralità del Parlamento, che resta sempre il miglior antidoto contro la tendenza, tutta italiana, a riforme gattopardesche.
Le riforme sono al centro dell’agenda politica. Deve prevalere la soluzione dei problemi aperti o la conciliazione nazionale, vale a dire la condivisione delle riforme?
Sono le due mezze parti della nostra mela. Riforme istituzionali non condivise sarebbero riforme col baco, destinate ad essere corrose dal dissenso. Darebbero luogo facilmente a dei referendum, fonte di ulteriori scavi nelle divisioni esistenti nel paese. E poiché il problema dell’Italia è di essere una nazione debole, perché il fondamento condiviso dell’identità è molto fragile, riforme non condivise sarebbero poi poco efficaci.
Vede un’evoluzione positiva nel breve termine o è pessimista?
Al momento non vedo gli ingredienti migliori per fare riforme condivise, però sono un estimatore del Parlamento e delle sue procedure. È capitato già in passato che all’interno delle commissioni parlamentari, dove non sempre ciò che conta sono i titoli un po’ eccitanti che si sono letti sui giornali la mattina, si crei un clima che porta verso risultati condivisi. Quindi lo considero possibile, che poi sia anche probabile è un altro discorso.
È possibile superare il bicameralismo perfetto e rafforzare l’esecutivo, salvaguardando la piena rappresentanza e il principio della governabilità?
Occorre che un governo disponga di procedure snelle tali da consentirgli di far valere il suo indirizzo, perché questo indirizzo certo è quello voluto dai suoi elettori. Allo stesso tempo lo deve fare senza mettersi il Parlamento sotto i piedi.
Qual è la diagnosi della malattia?
Il vero problema sorto in queste due, tre ultime legislature, a prescindere dal colore politico, è che in assenza di procedure costituzionali e regolamentari adeguate all’affermazione efficace dell’indirizzo di governo, i governi hanno fatto un uso distorsivo dei meccanismi esistenti, con il risultato di cancellare totalmente la processualità decisionale del Parlamento.
Sono prevalse le esigenze della governabilità.
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