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SCENARIO/ Sacconi: fisco e giustizia, le riforme del dopo-elezioni con Bersani
SCENARIO/ Sacconi: fisco e giustizia, le riforme del dopo-elezioni con Bersani
INT.
Maurizio Sacconi

martedì 23 febbraio 2010

«Il 2010 è un anno decisivo. L’Italia e l’Europa intera si trovano davanti a un bivio e devono necessariamente scegliere se imboccare la strada della ripartenza e della crescita o quella del declino inesorabile» ammette Maurizio Sacconi a ilsussidiario.net. Un momento storico cruciale, secondo il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, che richiama la politica alle proprie responsabilità nel governare i cambiamenti e nell’elaborare una chiara visione di lungo periodo.

Ministro, quali passi permetteranno all’Europa di imboccare la strada della crescita?

L’Europa è minacciata dal pericolo di quello che è stato definito “rattrappimento baltico”, nella recente analisi di De Michelis. Uno sviluppo contenuto, concentrato attorno alla portualità del Baltico che potrebbe intercettare flussi commerciali tendenzialmente destinati a muoversi sopra la nostra testa. La ripartenza passa invece da una prospettiva diversa, quella di solide relazioni paneuropee, dall’integrazione dell’Europa continentale con la Russia e dall’assunzione di una forte dimensione mediterranea.

Quale sarebbe il ruolo dell’Italia in questa seconda ipotesi?


Il Mediterraneo può diventare la quarta economia mondiale emergente dopo India, Cina e Brasile. L’Europa, perciò, può favorire questa prospettiva preparandosi a dividerne i dividendi.
Nell’attesa di decisioni condivise, l’Italia fa bene a muoversi autonomamente e a tessere relazioni politiche e commerciali. Il nostro Paese deve proporsi come baricentro di una prospettiva di sviluppo e non più come periferia della vecchia Europa. Il Mezzogiorno può diventare la piattaforma avanzata dell’Unione, l’Adriatico il ponte tra i flussi che dal Sud si muovono verso l’Europa, mentre il Nordest può confermare la propria importanza a livello logistico e produttivo.
Certo, affrontiamo queste sfide con i vincoli del nostro debito, un circuito mediatico-giudiziario che si è rimesso in moto e un diffuso nichilismo, portato avanti da borghesie egoiste che tendono a lucrare dalle difficoltà delle persone.

Lei pochi giorni fa ha invitato la maggioranza a una maggiore “leadership collettiva”. Si è forse aperto un problema di leadership dell’esecutivo per poter affrontare sfide così impegnative?


Ho fatto appello a una leadership collettiva perché oggi una leadership chiara c’è ed è quella di Silvio Berlusconi, che ha avuto il merito di ricostruire una politica popolare dopo che questa era stata annichilita non solo dai propri errori, ma da un vero e proprio colpo di stato giudiziario. È giunto però il momento che chi collabora condivida fatiche e responsabilità, rafforzando una leadership popolare e non populista, delegata dal popolo.

I giornali parlano però di una certa insoddisfazione del premier verso il proprio partito e della tentazione di riazzerare tutto dopo le Regionali. Sembra infatti che ci sia più di un esponente del Pdl che questa leadership voglia ereditarla più che condividerla…

 

 
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