SCENARIO/ L'ultima di Di Pietro: diventa "moderato" per prendersi il Pd
Paolo Franchi
lunedì 8 febbraio 2010
Evviva. Antonio Di Pietro spariglia, e lascia con un palmo di naso De Magistris e tutti i puri e duri dell’Idv. Giura di volersi lasciare alle spalle il tempo della “sterile protesta”, perché “opposizione si può anche morire”, e di non aver alcuna voglia di invecchiare muovendo aspra guerra a Silvio Berlusconi, sì, ma in realtà aspettando solo che se ne vada in pensione. Dà ragione a Pier Luigi Bersani: un’opposizione che non riesce a farsi alternativa di governo non va da nessuna parte.
Promette pace al Partito Democratico, e lascia intendere che prima o poi entrerà a farne parte, naturalmente con tutta, o quasi, l’Italia dei valori: questo, dice, sarebbe il “Paradiso”, anche se, per adesso, bisogna contentarsi del “Purgatorio”. E dà a tutti un appuntamento storico per la fine della legislatura, nel 2013, quando un’opposizione finalmente unita e rinnovata manderà a casa Berlusconi, e lui, Di Pietro, potrà finalmente ritirarsi a vita privata.
Non mancano, al congresso dell’Idv, perplessità mugugni e mal di pancia per questa svolta, tanto radicale quanto inopinata. Ma il dado è tratto. E Bersani (salutato, al pari di Nichi Vendola, da un’ovazione) non può che abbracciarlo e inneggiare alla nuova unità. Anche perché Di Pietro suggella la sua promessa con un’offerta votiva di tutto rispetto. Fino a un paio di giorni fa il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, era un rinviato a giudizio privo, come tale, della benché minima speranza di essere appoggiato dall’Idv nella corsa (tutta in salita) per la presidenza della Campania. Adesso le cose sono cambiate. Molto cambiate. Di Pietro ci si è tormentato su, assicura, per giorni, poi ha chiamato De Luca a discolparsi davanti al congresso, e a promettere che si comporterà bene. De Luca è andato, si è discolpato, ha promesso. E ha avuto il sospirato via libera.
Il metodo adottato anche in questa circostanza lascia di stucco chiunque abbia un vago ricordo delle procedure democratiche. E anche nell’Idv qualcuno, De Magistris per primo, ha storto il naso di fronte a questo primo, originalissimo caso di “processo breve” in famiglia. Ma senza riuscire a modificare di una virgola l’esito delle assise. Può darsi che Di Pietro dovrà fare i conti con i più riottosi tra i suoi fedeli, per nulla inclini a battere le mani al nuovo corso. Ma questo problema, sempre che davvero esista, è per domani. Oggi c’è da celebrare la svolta.
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