ELEZIONI/ 2. E intanto Berlusconi s’inventa un predellino bis per battere Bersani e dimenticare Fini
Paolo Del Debbio
lunedì 15 marzo 2010
Berlusconi torna in piazza. Cosa ci dobbiamo attendere? Un «predellino due»? Chi non ricorda il predellino uno, quando il Cavaliere, in una situazione di stasi, sentì il bisogno di tornare in piazza, chiamare a raccolta il popolo e lanciare ciò che sarebbe diventato, di lì a poco realtà, il Pdl, il Popolo delle libertà? Non a caso volle chiamarlo così: se potessimo esprimerci in termini economici certamente il core business della politica di Berlusconi in questi sedici anni è sempre stato il popolo ed il suo rapporto personale con esso.
Questo è stato indicato da tutti, anche da coloro che rosicano, come la grande forza politica di Berlusconi stesso, la sua forza popolare. Ha sempre creduto che prima del cosiddetto ancoraggio territoriale (quello che vorrebbe un partito tradizionale radicato nel territorio con un’articolazione di sedi, contro sedi, circoli e contro circoli) ci volesse quello che lui stesso ha chiamato ancoraggio nelle menti e nei cuori dei cittadini. Ci vide giusto a fine ’93 e la storia gli dette ragione il 27 marzo del 1994, quando il suo neonato partito si impose come primo partito italiano. C’è chi ha criticato molto questa scelta, anche all’interno del centrodestra. C’è poco partito, hanno detto da più parti. Berlusconi ha il consenso ma non ha il partito. Berlusconi raccoglie i voti ma non li trasforma nella capacità di governare. Sarebbe lunga la discussione su queste critiche. Il fatto rimane che il consenso raccolto attraverso la leadership del Cavaliere non ha eguali né a destra né, tantomeno, a sinistra.
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