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INCHIESTA TRANI/ Sansonetti: altro che Berlusconi, da direttore ricevevo pressioni da premier di sinistra...
INCHIESTA TRANI/ Sansonetti: altro che Berlusconi, da direttore ricevevo pressioni da premier di sinistra...
INT.
Piero Sansonetti

giovedì 18 marzo 2010

A dieci giorni dalle elezioni regionali, che avevano ormai assunto il significato di voto politico di medio termine nei confronti del governo, il Paese si ritrova all’interno di un nuovo capitolo nell’infinita saga delle intercettazioni telefoniche. Non era bastato il clamoroso “caos liste” e il conseguente rischio di esclusioni eccellenti a infiammare gli animi e a distogliere l’attenzione da programmi e candidati. Con le anticipazioni de Il Fatto Quotidiano, infatti, ritroviamo sul banco degli imputati il premier Silvio Berlusconi e il direttore del Tg1, Augusto Minzolini.

Secondo l’opposizione più dura i dialoghi fra i due sarebbero la prova finale dell’esistenza di un regime. Di Pietro chiede l’allontanamento “a pedate” del direttore dalla Rai, l’opposizione insorge, ma da sinistra c’è anche chi scrive: «Se i giudici hanno il diritto di spiare i rappresentanti del popolo, e poi eventualmente di ricattarli o colpirli costruendo ad arte scandali politici, siamo già largamente oltre la linea di demarcazione tra democrazia e regime autoritario». La firma è quella di Piero Sansonetti, direttore de Gli Altri, che ha accettato di discuterne con IlSussidiario.net.

Che idea si è fatto di questa inchiesta della procura di Trani?

Intanto devo dire che non andando matto per le intercettazioni non le ho lette tutte, ma buona parte. Abbastanza, comunque, per notare qualche forzatura giornalistica.

Cosa intende?


Se Berlusconi dice a Minzolini che la trasmissione di Santoro “non si può vedere”, facile che poi esca sui giornali il diktat “chiudete quella trasmissione!”, così però non si fa un buon servizio ai lettori. La mia, comunque, è solo una precisazione. Le intercettazioni ci mostrano le pressioni dei politici sui giornalisti e questa non è certo una novità. In Italia è la norma, non facciamo finta di scoprirlo oggi.

Ha ragione quindi chi sostiene che sia sempre stato così, al di là del colore politico?


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