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ELEZIONI/ 1. Formigoni escluso. Onida: cosa fuori dal mondo. Baldassarre: ora un decreto
ELEZIONI/ 1. Formigoni escluso. Onida: cosa fuori dal mondo. Baldassarre: ora un decreto
INT.
Valerio Onida, Antonio Baldassarre

giovedì 4 marzo 2010

 

La batosta è arrivata ieri, nel tardo pomeriggio: le Corti d’Appello hanno respinto i ricorsi, e le liste di Formigoni e della Polverini sono fuori dalla competizione elettorale. L’autenticazione delle firme - ha detto l’Ufficio centrale elettorale della Corte d’Appello di Milano, respingendo il ricorso di Formigoni - «deve essere compiuta con le modalità previste dalle normative specifiche». Con l’aggravante secondo i giudici che non sarebbe più, com’era fino a ieri, solo questione di timbri, ma anche di firme non valide, che quindi andrebbero a peggiorare la situazione del governatore. Soprattutto in vista di un ricorso al Tar.

È accanimento giudiziario? Di sicuro un po’ di zelo formale c’è stato, ma l’inettitudine politica dei presentatori ha dato una buona mano ai giudici. O, per dirla con le parole di Bossi: «Sono dilettanti allo sbaraglio».

Nel caos del dopo-decisioni si è fatto sentire il ministro Calderoli. «Serve subito una risposta politica ai furbi che cercano vittorie a tavolino» ha detto il ministro per la Semplificazione. E qui arrivano i problemi, che fanno apparire la strada tutta in salita. Perché sì, una soluzione politica è possibile: si chiama decreto legge. Un decreto legge in materia elettorale a gioco iniziato, cioè piena campagna elettorale, che riapra i termini per la raccolta delle firme, consentendo a tutti di mettersi in regola. Apparentemente non fa una piega, ma Antonio Baldassarre, ex presidente della Consulta, non è di questo avviso. «Richiederebbe un accordo di tutte le forze, maggioranza e opposizione - dice Baldassarre a ilsussidiario.net -, perché si tratta di cambiare delle regole in corsa». E se l’opposizione non fosse d’accordo? «Ci sarebbe soltanto un piccolo ostacolo - dice ironicamente Baldassarre -: la firma del Presidente della Repubblica. Non credo che Napolitano firmerebbe, in mancanza di un accordo tra le forze politiche, almeno le principali».

Sulla strada del Tar si concentra un altro costituzionalista, Valerio Onida. È sorpreso, molto sorpreso il professore, quando lo raggiungiamo al telefono. «Francamente, la storia delle firme mi sembra una cosa fuori dal mondo. Ho visto l’esposto dei Radicali e la prima deliberazione dell’Ufficio centrale regionale. L’idea che i timbri, o la mancanza di indicazione del luogo possano viziare l’ammissibilità di una lista, mi sembra molto fragile».

 

SONDAGGIO/ Sei favorevole a un decreto legge che riammetta la Lista Formigoni?

 

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