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CASO FORMIGONI/ Napolitano, ecco perché il decreto legge è l’unico rimedio al pasticcio
CASO FORMIGONI/ Napolitano, ecco perché il decreto legge è l’unico rimedio al pasticcio
INT.
Aristide Police

venerdì 5 marzo 2010

 

Ieri sera Silvio Berlusconi ha incontrato Giorgio Napolitano per sottoporgli i termini del decreto legge con il quale il Consiglio dei ministri vorrebbe risolvere il problema delle liste escluse dalla competizione elettorale. In realtà la lista di Renata Polverini è stata riammessa in serata dalla Corte d’Appello; resta fuori ora solo il listino di Formigoni, insieme alla lista del Pdl in provincia di Roma. Non mancano però le polemiche.

Due le ipotesi da mettere in decreto: o un rinvio del termine di presentazione delle liste, oppure un rinvio delle elezioni. Sembra però che la proposta di Berlusconi non abbia convinto il capo dello Stato. Ilsussidiario.net ha chiesto ad Aristide Police, professore ordinario di diritto amministrativo, una valutazione delle ipotesi sul tappeto: ricorso al Tar, legge e decreto legge. «La sostanza dei valori costituzionali in gioco - afferma Police - è quella di consentire il libero concorso dei cittadini alla determinazione della politica nazionale. Sono valori che non possono essere sottovalutati in ragione di una mera polemica politica».

 

Per risolvere il problema delle liste escluse dalle elezioni si sta tentando una «soluzione politica», senza rinunciare alla via del ricorso al Tar. Che ne pensa?

 

Sono dell’idea che una strada sia alternativa all’altra. La soluzione politica, infatti, mi pare presupporre la convinzione che la via dei mezzi giurisdizionali non sia percorribile, per ragioni di tipo processuale o anche per ragioni di tipo sostanziale: presuppone, cioè, che non ci siano margini giuridici tali da consentire l’accoglimento dei ricorsi.

 

Si parla di un decreto legge. Come si giustificherebbe il provvedimento?

 

La spiegazione più semplice fa riferimento alla nostra esperienza istituzionale recente: il decreto legge del 29 marzo 1995, n. 90, recante «Nuove norme in materia di termini per la presentazione delle liste nelle elezioni regionali, provinciali e comunali della primavera del 1995».

 

E perché si rese necessario quel decreto, professore?

 

Perché i Radicali ebbero straordinarie difficoltà nella raccolta delle firme. E quindi il governo tecnico presieduto da Lamberto Dini decise di varare questo decreto legge che, limitatamente al turno delle elezioni regionali, provinciali e comunali fissato per domenica 26 aprile 1995, spostava in avanti il termine per la presentazione delle liste e delle candidature. Consentendo alle forze politiche di avvalersi di un congruo periodo di tempo ai fini della raccolta delle sottoscrizioni delle liste e delle candidature. E tutto questo per «garantire un regolare svolgimento delle consultazioni». La stessa cosa evidentemente potrebbe essere disposta oggi, con un analogo provvedimento d’urgenza.

 

Ieri però chi era favorevole ad una legge, si è opposto fermamente all’ipotesi di un decreto.

 

 

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