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ELEZIONI/ 2. Violante: Di Pietro parla a vanvera, no a cortei contro il Capo dello Stato
ELEZIONI/ 2. Violante: Di Pietro parla a vanvera, no a cortei contro il Capo dello Stato
INT.
Luciano Violante

lunedì 8 marzo 2010

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il giorno dopo aver firmato il decreto interpretativo proposto dal governo per risolvere il cosiddetto “caos liste”, ha voluto rispondere dal sito del Quirinale alle preoccupazioni di due lettere di segno opposto che gli sono arrivate in questi giorni. «Non era sostenibile - scriveva sabato il Capo dello Stato - che potessero non partecipare (alle elezioni ndr) nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente. […] I tempi si erano a tal punto ristretti che il provvedimento non poteva che essere un decreto legge».

Durissima la reazione di Antonio Di Pietro che durante la giornata aveva proposto di valutare se ci fossero gli estremi per promuovere l’impeachment contro Napolitano, a suo parere, non più giudice super partes. «Di Pietro a volte parla a vanvera» aveva immediatamente commentato Luciano Violante, che in un’intervista a IlSussidiario.net ha poi aggiunto: «Il Presidente della Repubblica non si approva, né disapprova, si rispetta e basta. La via scelta dal governo è, a mio avviso sbagliata, ma non parteciperei mai a una manifestazione contro il Capo dello Stato».

Di Pietro ha definito ipocrite le critiche ricevute e le manifestazioni di sostegno a Napolitano. Cosa ne pensa?

Non bisogna dimenticare che il Presidente della Repubblica non è né il giudice delle leggi né una figura chiamata a valutare l’opportunità della presentazione dei disegni di legge. Ha agito nel pieno dei suoi poteri. Per questo motivo le dichiarazioni dell’on. Di Pietro sono fuori da ogni ragionevolezza.

Qual è il suo giudizio invece sul decreto interpretativo che il governo ha proposto?


Innanzitutto vorrei far notare che il problema è stato creato dal centrodestra. Hanno fatto degli errori e hanno provato a risolverli facendo tutto da soli. A mio parere è discutibile che la stessa forza politica con una mano chiami l’intervento dell’autorità giudiziaria attraverso i ricorsi e, con l’altra, cambi la legge. In questo modo si genera malessere nel Paese e si dà l’immagine di un potere politico che tutela gli interessi privati.

La maggioranza avrebbe dovuto aspettare le decisioni del Tar?


Certamente, anche perché, tra l’altro, la vicenda si stava risolvendo a suo favore. I candidati avevano fatto bene a rivolgersi ai giudici, bisognava solamente aspettare e rispettare le loro decisioni.

L’eccezionalità della situazione avrebbe in qualunque caso richiesto una “soluzione politica”, come avevano auspicato anche alcuni autorevoli esponenti del centrosinistra?

 

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