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ELEZIONI/ Il Tar di Roma ha messo a nudo il vero pasticcio tra Fi e An
ELEZIONI/ Il Tar di Roma ha messo a nudo il vero pasticcio tra Fi e An
INT.
Marcello Veneziani

martedì 9 marzo 2010

La decisione del Tar del Lazio di bocciare il ricorso del Pdl apre una nuova settimana di tensione politica legata alle ultime fasi del cosiddetto “caos liste”. Scampato il pericolo per i listini dei candidati Formigoni e Polverini, che potranno presentarsi alle elezioni regionali, il destino della lista Pdl di Roma e Provincia non è ancora chiaro. L’analisi politica di quello che sembra essere il momento più difficile del partito di Berlusconi, dalla sua fondazione a oggi, è però pienamente attuale.

Se da un lato, alla vigilia di questo incredibile caso, circolavano diverse voci sui malumori del Presidente del Consiglio, tentato dall’ipotesi di “riazzerare il partito”, dall’altro, nei giorni più difficili e nei quali era importante serrare le fila, Gianfranco Fini non ha esitato a dichiarare: «Il Pdl, così com’è, non mi piace».

Questi segnali di malessere - dice Marcello Veneziani a IlSussidiario.net -, non sono però «il frutto di una “fusione fallita” tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, né lo scontro tra due nomenclature, ma qualcosa di più profondo».

Come esce il Pdl da questa vicenda?

Innanzitutto distinguerei tra il caso laziale e quello lombardo. Il “pasticcio” di Roma è dovuto a uno scollamento preoccupante del partito locale. Là dove la leadership spetterebbe agli ex An mancano dei soggetti in grado di organizzare il partito e le conseguenze sono evidenti. Diversa la situazione in Lombardia dove si avverte la presenza reticolare di un partito compiuto nel quale la presenza di Formigoni è un collante notevole.  Qui il problema non è stato il dilettantismo o la disorganizzazione, ma la particolare attenzione che in questa occasione è stata riservata alla procedura di consegna delle liste. Difficile credere, come si è letto, a un presunto e improvviso crollo dell’attenzione da parte dei partiti, dopo anni di straordinaria precisione.

In che senso, secondo lei, le divisioni e i problemi del Pdl vanno al di là delle differenze tra Fi e An?


Di fatto la tensione tra i due partiti che hanno portato alla nascita del Pdl non è politica e sorpassa gli antichi steccati. Non si spiegherebbe infatti come mai c’è una componente della vecchia Alleanza Nazionale che oggi è molto più vicina a Berlusconi che a Fini. Il fatto è che non ci sono due visioni che si scontrano e che faticano a integrarsi. An, infatti, era già stata privata di una linea politica fin dagli ultimi tempi in cui la guidava Fini, mentre Forza Italia non ha un suo profilo politico culturale e si identifica pressoché totalmente nella monarchia berlusconiana. Le similitudini con il Pd non sono poi così poche.

Cosa intende?

 

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