MANOVRA/ Giannino: altro che Regioni, il vero obiettivo dei tagli è Formigoni
Oscar Giannino
giovedì 15 luglio 2010
L’articolo è tratto dal numero di Tempi in edicola
Ci sono due modi di guardare allo scontro che resta aperto tra l’impostazione data sui tagli alle Regioni dal ministero dell’Economia. La prima, quella dei numeri. La seconda, quella squisitamente politica.
Nel merito, la manovra taglia circa 4,4 miliardi l’anno alle Regioni ordinarie individuando di preciso dove, e cioè Regione per Regione in ciascuna delle voci che corrispondono alle competenze non prioritarie, le cosiddette “Bassanini”: trasporto locale, ambiente, sostegno alle imprese, turismo, eccetera. Competenze che si differenziano da quelle relative a sanità, assistenza e formazione che delle Regioni sono le competenze primarie.
Di conseguenza, prendendo alla lettera il testo originale della manovra come uscita dal ministero e approdata in Parlamento, ancora ben dopo la protesta guidata da Vasco Errani e Roberto Formigoni, quando il ministero ha cominciato a far scrivere dai giornali che le Regioni si opponevano a tagli pari a un mero 3% del totale della loro spesa, la cifra rappresentava una forzatura bella e buona. Perché rispetto alle competenze individuate con precisione dal governo i tagli erano del 13%. Una cifra che spiega l’entità e la forza delle proteste dei governatori.
Col paradosso che a subire i tagli più incisivi erano le Regioni più virtuose come appunto la Lombardia, che nel trasporto locale vedeva i trasferimenti dal centro diminuire di colpo nell’ordine del 30%. Il ministero se n’è reso conto. Ma non lo ha ammesso. È nato così l’emendamento per il quale le Regioni hanno fino a ottobre di tempo per ridistribuirsi tra loro il saldo, come se fosse possibile immaginare i governatori del Centro-Sud già sottoposti ai programmi di rientro coatto del debito pregresso addossarsi volontariamente tagli aggiuntivi per venire incontro alle Regioni virtuose.
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