SCENARIO/ 1. Folli: Berlusconi caccia Fini, ma rischia l'autogol
venerdì 30 luglio 2010
L’ufficio di presidenza del Pdl, con 33 voti favorevoli su 36, ieri sera ha approvato un documento molto critico nei confronti di Fini, nel quale vengono tra l’altro deferiti ai probiviri tre componenti della minoranza finiana come Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata.
Il testo, di sei pagine, è stato letto dallo stesso Silvio Berlusconi nella conferenza stampa che ha chiuso una giornata di indiscrezioni sull’ipotetica scissione del Popolo della Libertà.
Il premier, fin dal mattino, aveva fatto capire di non voler accettare la tregua offertagli in extremis da Gianfranco Fini dalle colonne de Il Foglio di Giuliano Ferrara (“resettare tutto, senza fraintendimenti”).
Se però il deferimento dei finiani che più si erano contraddistinti nella polemica interna non ha sorpreso nessuno, in molti non si aspettavano una così chiara sfiducia del partito verso l’operato di Fini come terza carica dello Stato: «Viene meno la fiducia del Pdl - recita il documento - nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni». Su questo punto delicatissimo il premier ha poi dichiarato di lasciare «che siano i membri del Parlamento ad assumere iniziative al riguardo».
«Al momento - dice Stefano Folli a IlSussidiario.net - abbiamo l’ennesima conferma di ciò che sappiamo da diverso tempo: Berlusconi e Fini sono agli antipodi e al momento, ancora separati in casa. La svolta sembra davvero vicina, ma si realizzerebbe solo se nascesse davvero un nuovo partito guidato da Fini. Lo scenario cambierebbe completamente e solo a quel punto si potrebbero valutare effettivamente le conseguenze, a mio parere del tutto negative, per la maggioranza e per il governo».
Ci sono ancora i margini per un insperato compromesso tra i co-fondatori del Pdl?
La ricerca di un compromesso non sembra certo all’ordine del giorno. Se però oggi Fini si limitasse a dire che il deferimento è una grossa prevaricazione, rispondesse sul piano politico alle pesanti accuse e non considerasse la censura politica di ieri una ragione valida e sufficiente per andarsene, saremmo ancora al punto di partenza.
Nell’intervista del Presidente della Camera a Il Foglio si poteva leggere la consapevolezza di aver tirato troppo la corda e la voglia di provare a rimediare?
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