CASO RUBY/ Il penalista: le due vie di fuga per uscire dall'assedio dei Pm
Paolo Tosoni
mercoledì 16 febbraio 2011
Com’era prevedibile il G.i.p. di Milano, dott.ssa Di Censo, ha disposto procedersi con il rito immediato nei confronti del presidente Berlusconi, per i reati di concussione e prostituzione minorile, con fissazione dell’inizio del processo per il 6 aprile p.v. avanti la quarta sezione penale del Tribunale di Milano.
Questa decisione contribuisce ad inasprire un clima già molto teso tra il Governo e quella parte della magistratura ritenuta dalla maggioranza ostile al Premier che, utilizzando il proprio potere, vorrebbe per via giudiziaria decretarne la sconfitta politica.
E’, purtroppo, evidente come la situazione creatasi sia deleteria per entrambe le parti: il Governo e il Parlamento sono impallati da mesi su questa vicenda e non riescono a governare il Paese ed affrontare le numerose emergenze di questo difficile periodo; la magistratura sta perdendo sempre più la stima e la fiducia della cittadinanza che, ricevendo dai media un’immagine distorta di come dovrebbe essere amministrata la giustizia, identifica l’azione della magistratura con quella di alcuni magistrati diventati noti al grande pubblico che, da anni, condizionano la vita politica italiana con indagini e processi più da "gossip" che da aule di giustizia.
Per non parlare dell’immagine del nostro Paese sulla scena internazionale, le cui ricadute e conseguenze per la nostra credibilità nel mondo, paiono non interessare più di tanto ai contendenti e a chi, da una parte e dall’altra, li sostiene.
Stiamo assistendo da troppo tempo ad un conflitto senza esclusione di colpi.
Difficile non cogliere una forzatura nelle modalità di procedere da parte dell’autorità inquirente in quest’ultima indagine: sospetta la tempistica di come la vicenda emerge sui mass media il giorno dopo la fiducia ottenuta dal Premier il 14 dicembre u.s. e costante pubblicazione degli atti di indagine (intercettazioni telefoniche, sms, stralci di interrogatori) la cui segretezza, vista la delicatezza degli argomenti e la loro possibile strumentalizzazione, avrebbe dovuto essere molto più tutelata; invio rateizzato delle carte processuali alle istituzioni competenti, come se si volesse prolungarne l’effetto mediatico; comunicato all’Ansa da parte della Procura della Repubblica per annunciare la richiesta di giudizio immediato; nessun dubbio sulla possibile incompetenza funzionale (Tribunale dei Ministri) o territoriale (Monza) e una celerità nella chiusura delle indagini, richiesta di giudizio immediato e fissazione del dibattimento in meno di 2 mesi cui, francamente, nell’ordinaria amministrazione della giustizia penale e per fatti molto più gravi e pericolosi per l’ordine pubblico, non abbiamo mai assistito.