LIBERALIZZAZIONI/ Ostellino: l'inganno di Monti
venerdì 20 gennaio 2012
Assolutamente sì e per una ragione di cultura politica. L’Italia è ancora immersa nel Novecento, il secolo della grande crisi del ’29, che si è creduto di risolvere con un maggiore ingresso della mano pubblica nella società civile. Come se l’aumento della spesa pubblica rappresentasse il volano per la crescita, lo sviluppo e la piena occupazione. In realtà questa ricetta ha prodotto soltanto la crisi nella quale ci ritroviamo ora.
Oggi nell’Eurozona ci sono otto milioni di disoccupati e alcuni paesi rischiano di fallire per eccesso di spesa pubblica, ma, nonostante questo, ogni volta che ci si imbatte in una delle crisi cicliche del capitalismo c’è chi decide di accrescere il peso dello Stato. Andando avanti così non ne usciremo e l’attuale governo non fa certo eccezione.
Si riferisce alla manovra?
Certo, anche questa volta si è voluto ricorrere alla tassazione, dando ancora più fieno all’animale Stato. E c’è addirittura chi si compiace del fatto che l’avanzo primario italiano sia migliore di quello tedesco. Ma non è un dato positivo, significa soltanto che gli italiani stanno lavorando più per lo Stato che per se stessi. E non c’è nemmeno da stupirsi se stiamo piombando nella recessione, anzi nella depressione, con un calo dei consumi vicino al 40%.
Vede, è stata contrabbandata agli italiani l’idea che le misure dei “tecnici” siano neutrali. In realtà dietro ogni decisione c’è sempre un’idea di società. E in questo caso quella portante è la redistribuzione forzosa della ricchezza. Concetti da socialismo reale, non da Stato che si limita a reperire risorse per fare solo ciò che i privati non sono in grado di fare.
Le liberalizzazioni di Monti quindi non porteranno crescita?
Non lo faranno, perché, come dicevo prima, non toccano l’apparato. E non credo che sia un caso che i due ministri di questo governo presi con le mani nella marmellata siano stati due ex grand commis di Stato. In Italia purtroppo c’è una grande massa di persone che detiene le leve del potere e vive di questo sistema tra clientelismo, familismo e corruzione. Quando la pubblica amministrazione, con la scusa del rischio sismico, regala a un alto funzionario un appartamento davanti al Colosseo a prezzi stracciati si capisce davvero a che punto siamo arrivati.
Tornando alle liberalizzazioni. Se quelle che usciranno dal Cdm sono finte hanno ragione i tassisti a temere il passaggio forzato da piccolo imprenditori a dipendenti?
Guardi, se la cultura politica che sostiene l’azione di chi ci governa è quella che le ho descritto l’inclinazione è una sola: trasformare i cittadini in dipendenti pubblici. In questo quadro, i tassisti potrebbero benissimo diventare degli impiegati, categoria rispettabile, ma che di certo non è più il motore di una società aperta come deve essere l’imprenditoria privata. Anche la più piccola, come quella di un semplice padrone di taxi.
(Carlo Melato)