RECENSIONE LIVE/ Nathan Brown and One Voice, lo spettacolo del Gospel
Walter Gatti
mercoledì 30 dicembre 2009
Da anni ormai anche l’Italia è diventata, sotto Natale, terra di Gospel. Ovunque si vedono cartelloni di spettacoli di formazioni più o meno famose provenienti dagli States che interpretano classici della religiosità nordamericana, titoli ottimi per tutti i gusti. “Fa tanto Natale”, si dice, al punto che ormai la leggendaria Oh happy day (che con il natività non c’entra assolutamente niente, essendo un canto pasquale: Oh giorno felice, il giorno in cui Gesù laverà tutti i peccati”) pare più adatta di Adeste fidelis per per “creare quell’atmosfera”, con la neve e i regali sotto l’albero.
Com'è successo che il gospel è diventato “di moda” anche nella terra di Tu scendi dalle stelle? Ad aprire la fila era stato una ventina d’anni fa Umbria jazz, che nel suo cartellone invernale aveva introdotto alcune formazioni vocali statunitensi, seguito negli anni da tante altre manifestazioni più o meno importanti. La cosa ha attecchito, permettendoci di sentire cose egregie e di scoprire, soprattutto, che il gospel non è più quello di Mahalia Jackson o del Golden Gate Quartet.
Sdoganato in vari periodi per gli ascoltatori di mezzo mondo (recentemente con il successo dei Blind boys of Alabama), il Gospel negli Usa è un genere di dimensioni importanti, con classifiche che differenziano solisti o formazioni di “contemporary gospel” da quelle più tradizionali, definiti prosaicamente “classic gospel” o “afro-american gospel”.
Certo, per il nostro gusto legato a certe canzoni e certi suoni, tutto ciò che è classico ci pare più autentico, ma per i neri d’America il vero mercato è quello dei gospel influenzati dal jazz, dal pop, dalla soul music (altro discorso riguarda il country-gospel, prettamente bianco e radicato negli stati del Sud, mentre il gospel ha patria nelle città urbane del nord, Chicago e Detroit in testa).
In cerca di gospel con un fondo di autenticità, mi sono inoltrato nella campagna veneta, tra Padova e Venezia, in una sera poco “invernale” visto che da queste parti la neve ha lasciato il posto all’umidità e alla pioggia. Nel Palasport di Trebaseleghe (nome poco importante, ma secondo me interessante: ascoltare gospel in un paesotto padano mi ha fatto sentire come un vecchio proletario di colore in un piccolo centro urbano dell’Illinois o del Michigan….) andava in scena Nathan Brown and One Voice.
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